di Edmund Burke
La Bellezza come "qualità sociale"

"Perciò l'oggetto di questa passione complessa che chiamiamo amore è la Bellezza del sesso. Gli uomini sono attratti dal sesso in genere come tale, e in base alla legge comune della natura, ma sono attratti verso individui particolari dalla loro bellezza personale. Chiamo la Bellezza una qualità sociale, perché quando gli uomini e le donne, e non solo essi, ma anche altri animali, ci danno un senso di gioia e di piacere a guardarli ( e vi sono molti in grado di darlo ), ci ispirano sentimenti di tenerezza e di affetto verso le loro persone; ci piace allora averli vicini, ed entriamo volentieri in rapporto con loro, a meno che non abbiamo forti ragioni per fare il contrario."

*
Edmund Burke, Ricerca filosofica sull'origine del Sublime e del Bello, I, 10.
di Percy Bysshe Shelley
INNO ALLA BELLEZZA INTELLETTUALE

I
La terribile ombra d'un invisibile Potere fluttua
in mezzo a noi, benché non vista - e visita
questo svariato mondo con incostante ala,
come le brezze dell'estate che strisciano di fiore in fiore.
Come raggi di luna che dietro una montagna fitta di pini scrosciano, 5
visita con sguardo incostante
il cuore e il volto di ogni uomo;
come colori e armonie la sera,
come nuvole disperse nel chiarore delle stelle,
come il ricordo d'una musica fuggita, 10
come qualcosa che per sua grazia possa
essere cara, e tuttavia più cara per il suo mistero.
II
Spirito di BELLEZZA, che consacri
coi tuoi colori ogni pensiero e ogni forma
umana su cui splendi - dove te ne sei andato? 15
perché trascorri e lasci il nostro stato,
questa oscura e vasta valle di lacrime, deserta e desolata?
Chiedi perché per sempre il sole
non tessa arcobaleni sul torrente,
perché quello che appare, scolori e si dissolva, - 20
perché paura e sogno e morte e nascita
sulla giornata della terra gettino
un'ombra tale, - e all'uomo venga dato
tanto d'amore e d'odio, e di sconforto e di speranza?
III
Da mondi più sublimi nessuna voce ha mai 25
dato ai poeti o ai saggi la risposta -
perciò i nomi di Dio, dei demoni e del Cielo,
non sono che tracce del loro vano sforzo, incanti fragili,
che recitati non aiutano a staccare
da tutto quello che sentiamo e vediamo 30
il dubbio, il caso e la mutevolezza.
Soltanto la tua luce - come una nebbia sopra i monti,
o musica che il vento della notte
manda attraverso uno strumento immoto,
o il chiaro della luna sulle acque, 35
dà grazia e verità al sogno inquieto della vita.
IV
Speranza, Amore, e Orgoglio, passano come nuvole e ritornano,
per qualche incerto attimo concessi.
L'uomo sarebbe immortale, e onnipotente,
se tu, ignota e terribile, fissassi 40
col tuo glorioso seguito dimora nel suo cuore.
Tu messaggero degli affetti
che crescono e declinano negli occhi degli amanti -
tu - che alimenti il pensiero umano,
come l'oscurità una fiamma morente! 45
non ti partire come la tua ombra venne,
non ti partire - o la tomba sarà
come la vita e la paura, un'oscura realtà.
V
Fanciullo ancora, andavo in cerca di spettri e attraversavo
fugace stanze vigili, rovine e anfratti, 50
e boschi al chiarore delle stelle, con timorosi passi perseguendo
speranze d'alto conversar coi morti.
E invocavo i nomi velenosi che nutrono la nostra giovinezza;
non fui ascoltato - non li vidi - quando,
mentre ero assorto sul destino 55
del vivere, nel dolce tempo in cui i venti corteggiano
tutte le cose vive che si destano per recare
nuove gemme e fiori, - all'improvviso,
la tua ombra cadde sopra di me;
io detti un grido, e giunsi le mani in rapimento! 60
VI
Allora feci il voto di consacrare le mie forze
a te e a ciò che t'appartiene - non l'ho mantenuto?
Con cuore palpitante e occhi in lacrime, adesso
dai loro taciti sepolcri invoco
i fantasmi di mille ore, che in pergolati chiari di visioni, 65
d'ardente studio o dilettoso amore,
hanno vegliato con me l'invida notte -
e sanno che mai gioia illuminò questa mia fronte
non giunta alla speranza che tu avresti liberato il mondo
dalla sua oscura schiavitù 70
che tu - terribile SPLENDORE,
avresti dato ciò che la parola non può esprimere.
VII
Il giorno diventa più solenne e più sereno,
trascorso il meriggio - c'è un'armonia
in autunno, e una luce nel suo cielo, 75
che nell'estate non si sente e non si vede,
come se non potesse esserci, come se non ci fosse stata!
Così il tuo potere, che come la verità
della natura sulla mia inerte giovinezza
discese, alla mia vita d'ora innanzi doni 80
la sua calma - a uno che ti adora,
e venera le forme in cui sei infuso,
e che i tuoi incanti, SPIRITO bello, spinsero
a temere se stesso, e amare tutti gli uomini.

*
"AWFUL", terribile, ha certamente il senso arcaico di ciò che ispira una meraviglia o un timore reverenziale.
Percy Bysshe Shelley, Opere, pagg. 53-57 - QUI . - Testo originale :QUI. - Immagini: Caspar David Friedrich. (dal WEB).
di Percy Bysshe Shelley
LA MUTEVOLEZZA

Noi siamo come nuvole che velano la luna a mezzanotte;
così irrequiete sfrecciano, e sfavillano, e fremono, striando
l'oscurità radiosamente! - eppure subito
la notte si richiude attorno, e le cancella:
o come lire dimenticate, le cui dissonanti corde
rendono a ogni vario soffio del vento una risposta varia,
alla cui fragile struttura nessuna nuova vibrazione apporta
un tono o una modulazione pari all'ultimo.
Noi riposiamo - e un sogno ha la potenza di avvelenarci il sonno.
Ci alziamo - e un pensiero errante può inquinare il giorno,
Sentiamo, concepiamo o ragioniamo, ridiamo o piangiamo,
ci disperiamo, o gettiamo via ogni affanno:
è tutto uguale! - Sia una gioia o un dolore,
la via della sua dipartita è sempre aperta:
l'ieri dell'uomo non può mai essere simile al domani;
niente al mondo può durare, eccetto la Mutevolezza.
*
MUTABILITY
[Published with “Alastor”, 1816.]
We are as clouds that veil the midnight moon;
How restlessly they speed, and gleam, and quiver,
Streaking the darkness radiantly!—yet soon
Night closes round, and they are lost for ever:
Or like forgotten lyres, whose dissonant strings 5
Give various response to each varying blast,
To whose frail frame no second motion brings
One mood or modulation like the last.
We rest.—A dream has power to poison sleep;
We rise.—One wandering thought pollutes the day; 10
We feel, conceive or reason, laugh or weep;
Embrace fond woe, or cast our cares away:
It is the same!—For, be it joy or sorrow,
The path of its departure still is free:
Man’s yesterday may ne’er be like his morrow; 15
Nought may endure but Mutability.
*
E' il dominio della Mutevolezza che unica sembra partecipare dell'eternità. Sarà poi la Nuvola, "la figlia della Terra e dell'Acqua, la pupilla del Cielo", l'essere che "si trasforma ma non può morire". E nella Sensitiva dirà che "per l'amore, e la bellezza, e la gioia,
non c'è morte né cambiamento".
*
Percy Bysshe Shelley, Opere, EinaudiCollana: Biblioteca della Pleiaden. 16 - Pagine CXX-1856 - Formato 10x17,5 - Anno 1995 - EAN13 9788844600273 - Argomenti: Letteratura inglese, Poesia, Classici inglesi. Questo è il libro da cui traggo le traduzioni delle poesie di Shelley. Esaurito. QUI .
Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Immagine: Caspar David Friedrich, Drifting Clouds_c. 1820_Kunsthalle, Hamburg

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Percy Bysshe Shelley
The Sensitive Plant
A Sensitive Plant in a garden grew,
And the young winds fed it with silver dew,
And it opened its fan-like leaves to the light.
And closed them beneath the kisses of Night.
And the Spring arose on the garden fair, 5
Like the Spirit of Love felt everywhere;
And each flower and herb on Earth’s dark breast
Rose from the dreams of its wintry rest.
.....
Conclusion
Whether the Sensitive Plant, or that
Which within its boughs like a Spirit sat, 115
Ere its outward form had known decay,
Now felt this change, I cannot say.
Whether that Lady’s gentle mind,
No longer with the form combined
Which scattered love, as stars do light, 120
Found sadness, where it left delight,
I dare not guess; but in this life
Of error, ignorance, and strife,
Where nothing is, but all things seem,
And we the shadows of the dream, 125
It is a modest creed, and yet
Pleasant if one considers it,
To own that death itself must be,
Like all the rest, a mockery.
That garden sweet, that lady fair, 130
And all sweet shapes and odours there,
In truth have never passed away:
’Tis we, ’tis ours, are changed; not they.
For love, and beauty, and delight,
There is no death nor change: their might 135
Exceeds our organs, which endure
No light, being themselves obscure.
Questa è la mia traduzione:
Una Sensitiva cresceva in un giardino,
E i giovani venti la nutrivano con rugiada d'argento,
E apriva alla luce le sue foglie come ventagli,
E li chiudeva sotto i baci della Notte.
E la Primavera comparve nel bel giardino, 5
Come lo Spirito d'Amore sentito in ogni luogo
E ogni fiore ed erba sull'oscuro seno della Terra
Si levò dai sogni del suo riposo invernale
.....
Se questa Sensitiva, o ciò
Se l'animo gentile di quella Signora,
Non più unito con la forma
Da cui scaturiva amore, come luce dalle stelle, 120
Abbia trovato tristezza, dove c'era gioia,
Io non oserei indovinarlo; ma in questa vita
Di errore, ignoranza, e lotta,
Dove nulla è, ma ogni cosa appare,
E noi siamo le ombre del sogno, 125
E' una semplice credenza, e tuttavia
Gradita se uno la consideri,
Riconoscere che la morte stessa debba essere,
Come tutto il resto, una beffa.
Quel soave giardino, quella bella signora, 130
E tutte quelle dolci forme e quei profumi,
In verità non sono mai passati:
Siamo noi, sono le nostre cose, che sono cambiate; non loro.
Per l'amore, e la bellezza, e la gioia,
non c'è morte né cambiamento: la loro forza 135
eccede i nostri sensi, che non sostengono
La luce, essendo essi stessi oscuri.
*
Si distende nella conclusione del poemetto la visione poetica di Shelley, la visione del perenne divenire del mondo che appare nell'immutabile principio universale.
Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works, The Sensitive Plant
OMAR KHAYYAM

QUARTINE
O cuore, fa' conto d'avere tutte le cose del mondo,
Fa' conto che tutto ti sia giardino delizioso di verde,
E tu su quell'erba fa' conto d'esser rugiada
Gocciata colà nella notte, e al sorger dell'alba svanita. (103)
Poiché nessuno risponde, ahimè, del domani
Rallieta dunque, oggi questo triste cuore.
Vino bevi al chiaro di luna, o Luna, ché la luna
Molto ancor brillerà, e noi non troverà sulla Terra. (2)
Queste due quartine sento risuonare nella poesia di Borges a Khayyam (QUI) con fortissimo il senso del fluire del tempo e l'invito a cogliere le felicità della nostra vita breve come un attimo eterno.
"Torni la luna nel verso che la tua mano
Scrive come torna al primo
Azzurro nel tuo giardino. La stessa luna
Di quel giardino dovrà cercarti invano."
C'è in Khayyam un pessimismo cosmico che oggi molti sarebbero pronti a stigmatizzare come "razionalismo tragico". Lui vede e descrive la condizione umana oscillando tra ironia e disperazione, rivelando di aver assorbito il teismo islamico in cui "Dio è sovrana e liberissima persona, le leggi della natura non esistono di fronte all'arbitrario Suo agire, ché Egli è sempre presente e occasionalisticamente a volta a volta tutto produce." (Bausani)
O tu che sei ignaro dell'intimo oprare del Mondo,
Le fondamenta hai poggiate su vacuo vento: sei nulla.
Il filo della tua vita scorre fra mezzo due Vuoti:
Un nulla dall'una parte, e dall'altra; e tu in mezzo, nulla. (182)
Il Creatore, allorquando plasmò forme e nature,
Per qual ragione le gettò sotto imperio di morte?
Se ben riuscita era l'Opra, perché mandarla in frantumi?
E se mal riuscita era, di chi, dunque la colpa? (31)
Sappi che un tempo verrà che dall'Anima lungi tu andrai,
E oltre il velame segreto del Nulla per sempre tu andrai.
Bevi, bevi, ché nulla sai donde sei venuto,
Sta' lieto, ché nulla sai dove un giorno tu andrai. (36)

La traduzione delle Quartine è di Alessandro Bausani nelle edizioni Einaudi. Le immagni sono tratte da un mio libro di miniature persiane che illustrano un'edizione straordinaria delle Robai'yat di Khayyam.
Ἡράκλειτος Heràkleitos Eraclito

ΠΕΡΙ ΦΥΣΕΩΣ
DELL' ORIGINE
κόσμον τόνδε [τòν αυτòν απάντων] ούτε τις θεων ούτε ανθρώπων εποίησεν, αλλ`ην αει και έστιν και έσται, πυρ αείζωον, απτόμενον μέτρα και αποσβεννύμενον μέτρα.|
questo cosmo non lo fece né alcuno degli dèi né alcuno degli uomini, ma fu sempre, ed è, e sarà, Fuoco di eterna vita, che con misura si accende e con misura si spegne. (fr. 37)
ουκ εμου~ (!), αλλα του λόγου ακούσαντας ομολογειν σοφόν εστιν εν πάντα ειναι
per chi ascolta non me, ma il logos, è saggio dire con esso sapienza è intuire che tutte le cose sono Uno, e l' Uno è tutte le cose (fr. 6)
τα δε πάντα οιακίζει κεραυνός
ma tutto governa la folgore (fr. 9)
τò αντίζου συμφέρον και εκ των διαφερόντων καλλίστην αρμονίαν [και πάν|τα κατ'έριν γίνεσθαι]
ciò che si oppone converge, e dai discordanti bellissima armonia (fr. 11)

Eraclito di Efeso detto l'Oscuro (Αινικτίν "Ainiktin"), VI - V secolo a. C. Il "mio" Eraclito illustrato. Un gioco, infantile e serio, di intreccio di mille fili tra passato e presente, tra Occidente e Oriente, tra Grecia antica, India e Persia. Ho scelto tre frammenti che richiamano con immediatezza l'idea indiana del brahman e quella persiana del fuoco, principio unico della creazione, e l'attimo taoista dell'illuminazione. Chiedo perdono per la banalizzazione di profondissimi misteri dello spirito umano.
(Prevale il desiderio di scrivere in greco sull'acribia ortografica. Non riesco a usare la tastiera greca nella sua completezza: mancano gli spiriti e gli accenti gravi e circonflessi. Prima o poi, imparerò e correggerò.)
Testo di riferimento: Eraclito, I frammenti e le testimonianze, Fondazione Lorenzo Valla
Ralph Waldo Emerson
Nature

"Una piccola considerazione su ciò che accade intorno a noi ogni giorno ci mostra che una legge più alta della nostra volontà regola gli eventi; che i nostri penosi lavori sono superflui, e privi di frutto; che soltanto nel nostro facile, semplice, spontaneo agire siamo forti, e, limitandoci all'obbedienza, diventiamo divini. Fede e amore, - un amore fiducioso ci solleverà da un grande carico di affanni.
C'è un'anima al centro della natura, e oltre la volontà di ogni uomo, così che nessuno di noi può offendere l'universo.
Se poni te stesso nel mezzo della corrente di potere e saggezza che anima tutto ciò che fluttua, tu vieni spinto senza sforzo verso la verità, il diritto, e un perfetto appagamento. Allora puoi contraddire chi si oppone. Tu sei il mondo, la misura del diritto, della verità, della bellezza."
lavori in corso
Allegoria della Prudenza
Tiziano Vecellio

“ Dal passato il presente impara
ad agire prudentemente,
per non guastare il futuro"
Allegoria della Prudenza, 1566
Mi piace la prudenza, una delle quattro virtù cardinali con la forza, la temperanza e la giustizia. La voce latina "prudentia" è la traduzione della greca "phrònesis", che significa anche "assennatezza e saggezza" negli affari pubblici e privati.
E' una virtù carica di un vero valore morale o no? Se n'è discusso molto nel tempo: troppo vantaggiosa per essere morale in senso stretto, secondo alcuni.
Allegoria della Prudenza
Simon Vouet, 1645
Per Aristotele era una virtù dell' intelletto, anche se il significato nell' Etica Nicomachea sfuma più verso la saggezza, per cui "comunemente si ritiene che sia proprio del saggio essere capace di deliberare su ciò che è buono e vantaggioso ...per una vita felice in senso globale".

Allegoria della Prudenza
Simon Vouet, 1645
Si fa una gran parlare di etica (mi metto nel gruppo), ma la morale senza prudenza può diventare oppressione e distruzione, perché la prudenza è fatta di saggezza e lucidità, di lungimiranza e di equità.

Allegoria della Prudenza
Giovanni Bellini, 1490-1500

La prudenza di Guglielmo Caccia detto il Mincalvo
Squarci

Vi sono momenti, luoghi, accadimenti, in cui le cose, anche le più familiari, mi si manifestano come novità assolute, quasi per un'improvvisa liberazione di impensati sensi dalle costruzioni del mondo interiore.
Il caro "vecchio della montagna" mi ha lasciato un commento birichino al post precedente, per questo voglio dedicargli questo brano di Immanuel Kant dedicato alla "malinconia".
"La persona il cui sentire tende al melanconico non viene così definita perché, priva delle gioie della vita, si strugge in una oscura malinconia, ma perché le sue sensazioni, quando si dilatano oltre una certa misura, o imboccano una direzione errata, approdano a questa tristezza dell'anima più facilmente che ad altre condizioni dello spirito.
Il melanconico ha dominante i sentimento del Sublime. Persino la bellezza alla quale egli è altrettanto sensibile, non tende soltanto ad affascinarlo, ma, ispirandogli ammirazione, a commuoverlo.
Il godimento del piacere è in lui più composto, non per questo meno intenso; ma ogni commozione suscitata dal Sublime ha per lui maggiore attrattiva di tutti gli affascinanti allettamenti del Bello." (da Kant, Osservazioni sul sentimento del Bello e del Sublime, II, 1764)
Karl Friedrich Schinkel - Felsentor, La porta nella roccia, 1818 - http://www.romantik.litera-tor.com/galerie.html
Caspar David Friedrich - Scogliere Rügen - http://www.kunstlinks.de/material/vtuempling/sassnitz/CDF_7.JPG