convivium

Il mio posto del banchetto dove intreccio ghirlande d'amore e di bellezza per me stessa, per due persone molto amate e per i viandanti di passaggio.

Chi sono

Blogger: harmonia
Sono una donna che cerca, in tutte le direzioni possibili. Mi sforzo di evitare pregiudizi e stereotipi. Ho scelto come logo un fiore di loto bianco che affonda le radici nel fango e attraversa l'acqua per aprirsi all'aria e al sole. Nella tradizione buddista è uno degli otto simboli del buon auspicio, quello che rappresenta la purezza del corpo, della parola e della mente. Ahimsa e harmònia sono ideali e comportamenti verso i quali tendo. L'altro mio blog l'ho chiamato CONVIVIUM per sottolinearne il carattere privato e intimo. E' il posto di tutto ciò che per me è espressione della bellezza del mondo.

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giovedì, 17 gennaio 2008

Nuvole a Venezia

 

*

 

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categorie: nuvole, venezia, bellezza, fotografie mie, caspar david friedrich
domenica, 09 dicembre 2007

Del Sublime [2]

ΠΕΡΙ ΥΨΟΥΣ

"quel che è straordinario conduce chi ascolta non alla persuasione, ma a uno stato di estasi"

Caspar David Friedrich_Luna nascente sul mare_1821

I. 3. [...] ciò che è sublime consiste per così dire nell'altezza e nell'eccezionalità del discorso [...] 4. Infatti quel che è straordinario conduce chi ascolta non alla persuasione, ma a uno stato di estasi: comunque ciò che provoca meraviglia con quanto mira a sbigottire l'ha sempre vinta sulla persuasione e su quanto vuol crearci piacere, poiché l'opera di persuasione dipende per lo più da noi, mentre quel che è straordinario, apportando al discorso una forza sovrana e invincibile, dall'alto domina l'ascoltatore. [...] Il sublime, invece, quando al giusto momento prorompe, riduce ogni cosa in briciole, come una folgore, e subito mette a fuoco, nella sua interezza, la forza dell'oratore. [...]

Pseudo-Longino, Del Sublime (I sec. d. C.) 

postato da: harmonia alle ore 09:02 | link | commenti (2)
categorie: estasi, sublime, caspar david friedrich, pseudo-longino
domenica, 02 settembre 2007

di Percy Bysshe Shelley

INNO ALLA BELLEZZA INTELLETTUALE

Caspar Davd Friedrich_Sera con nuvole_1824

I

La terribile ombra d'un invisibile Potere fluttua
   in mezzo a noi, benché non vista - e visita
   questo svariato mondo con incostante ala,
come le brezze dell'estate che strisciano di fiore in fiore.
Come raggi di luna che dietro una montagna fitta di pini scrosciano,   5
       visita con sguardo incostante
       il cuore e il volto di ogni uomo;
come colori e armonie la sera,
       come nuvole disperse nel chiarore delle stelle,
       come il ricordo d'una musica fuggita,                                         10
       come qualcosa che per sua grazia possa
essere cara, e tuttavia più cara per il suo mistero.

II

Spirito di BELLEZZA, che consacri
   coi tuoi colori ogni pensiero e ogni forma
   umana su cui splendi - dove te ne sei andato?                                 15
perché trascorri e lasci il nostro stato,
questa oscura e vasta valle di lacrime, deserta e desolata?
       Chiedi perché per sempre il sole
       non tessa arcobaleni sul torrente,
       perché quello che appare, scolori e si dissolva, -                         20
       perché paura e sogno e morte e nascita
       sulla giornata della terra gettino
       un'ombra tale, - e all'uomo venga dato
tanto d'amore e d'odio, e di sconforto e di speranza?

III

Da mondi più sublimi nessuna voce ha mai                                         25
   dato ai poeti o ai saggi la risposta -
   perciò i nomi di Dio, dei demoni e del Cielo,
non sono che tracce del loro vano sforzo, incanti fragili,
che recitati non aiutano a staccare
       da tutto quello che sentiamo e vediamo                                       30
       il dubbio, il caso e la mutevolezza.
Soltanto la tua luce - come una nebbia sopra i monti,      
       o musica che il vento della notte
       manda attraverso uno strumento immoto,
       o il chiaro della luna sulle acque,                                                 35
dà grazia e verità al sogno inquieto della vita.

IV

Speranza, Amore, e Orgoglio, passano come nuvole e ritornano,
   per qualche incerto attimo concessi.
   L'uomo sarebbe immortale, e onnipotente,
se tu, ignota e terribile, fissassi                                                            40
col tuo glorioso seguito dimora nel suo cuore.
       Tu messaggero degli affetti
       che crescono e declinano negli occhi degli amanti -
tu - che alimenti il pensiero umano,
       come l'oscurità una fiamma morente!                                           45
       non ti partire come la tua ombra venne,
       non ti partire - o la tomba sarà
come la vita e la paura, un'oscura realtà.

V

Fanciullo ancora, andavo in cerca di spettri e attraversavo
   fugace stanze vigili, rovine e anfratti,                                                50
   e boschi al chiarore delle stelle, con timorosi passi perseguendo
speranze d'alto conversar coi morti.
E invocavo i nomi velenosi che nutrono la nostra giovinezza;
       non fui ascoltato - non li vidi - quando,
       mentre ero assorto sul destino                                                     55
del vivere, nel dolce tempo in cui i venti corteggiano       
       tutte le cose vive che si destano per recare
       nuove gemme e fiori, - all'improvviso,
       la tua ombra cadde sopra di me;
io detti un grido, e giunsi le mani in rapimento!                                    60

VI

Allora feci il voto di consacrare le mie forze
   a te e a ciò che t'appartiene - non l'ho mantenuto?
   Con cuore palpitante e occhi in lacrime, adesso
dai loro taciti sepolcri invoco
i fantasmi di mille ore, che in pergolati chiari di visioni,                          65
       d'ardente studio o dilettoso amore,
       hanno vegliato con me l'invida notte -
e sanno che mai gioia illuminò questa mia fronte
       non giunta alla speranza che tu avresti liberato il mondo
       dalla sua oscura schiavitù                                                             70
       che tu - terribile SPLENDORE,
avresti dato ciò che la parola non può esprimere.

VII

 Il giorno diventa più solenne e più sereno,
   trascorso il meriggio - c'è un'armonia
   in autunno, e una luce nel suo cielo,                   75
che nell'estate non si sente e non si vede,
come se non potesse esserci, come se non ci fosse stata!
       Così il tuo potere, che come la verità
       della natura sulla mia inerte giovinezza
discese, alla mia vita d'ora innanzi doni                   80
       la sua calma - a uno che ti adora,
       e venera le forme in cui sei infuso,
       e che i tuoi incanti, SPIRITO bello, spinsero
a temere se stesso, e amare tutti gli uomini.

 Caspar David Friedrich_Monaco di fronte al mare_1808-1809

*

"AWFUL", terribile, ha certamente il senso arcaico di ciò che ispira una meraviglia o un timore reverenziale. 

Percy Bysshe Shelley, Opere, pagg. 53-57 - QUI . - Testo originale :QUI. - Immagini: Caspar David Friedrich. (dal WEB). 

sabato, 01 settembre 2007

di Percy Bysshe Shelley

OZYMANDIAS

Incontrai un viaggiatore di ritorno da una terra antica,
che disse: "Due immense gambe di pietra, senza tronco,
s'ergono nel deserto...Vicino sulla sabbia,
e il labbro corrucciato, e il sogghignodi gelido comando,
dicono che il suo scultore lesse accuratamente le passioni
che ora, impresse su quelle cose inerti, sopravvivono
alla mano che le imitò, e al cuore che le alimentava;
e sul piedestallo, queste parole appaiono:
"Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re,
guardate le mie Opere, o voi Potenti, e disperatevi!"
Nient'altro resta. Il colossale Rudere
si disfa, e attorno sconfinate spoglie
le solitarie e uniformi sabbie si stendono lontano".

* 

OZYMANDIAS.

[Published by Hunt in “The Examiner”, January, 1818]

I met a traveller from an antique land
Who said: Two vast and trunkless legs of stone
Stand in the desert...Near them, on the sand,
Half sunk, a shattered visage lies, whose frown,
And wrinkled lip, and sneer of cold command, 5
Tell that its sculptor well those passions read
Which yet survive, stamped on these lifeless things,
The hand that mocked them, and the heart that fed:
And on the pedestal these words appear:
‘My name is Ozymandias, king of kings: 10
Look on my works, ye Mighty, and despair!’
Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare
The lone and level sands stretch far away.

*

Percy Bysshe Shelley, Opere, pag 71 QUI  .Testo originale:

Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Immagine: Caspar David Friedrich, Eldena Ruin_1825_Staatliches Lindenau Museum, Berlin
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venerdì, 31 agosto 2007

di Percy Bysshe Shelley

LA MUTEVOLEZZA

 

Noi siamo come nuvole che velano la luna a mezzanotte;
    così irrequiete sfrecciano, e sfavillano, e fremono, striando
l'oscurità radiosamente! - eppure subito
    la notte si richiude attorno, e le cancella:

o come lire dimenticate, le cui dissonanti corde
    rendono a ogni vario soffio del vento una risposta varia,
alla cui fragile struttura nessuna nuova vibrazione apporta
    un tono o una modulazione pari all'ultimo.

Noi riposiamo - e un sogno ha la potenza di avvelenarci il sonno.
    Ci alziamo - e un pensiero errante può inquinare il giorno,
Sentiamo, concepiamo o ragioniamo, ridiamo o piangiamo,
    ci disperiamo, o gettiamo via ogni affanno:

è tutto uguale! - Sia una gioia o un dolore,
    la via della sua dipartita è sempre aperta:
l'ieri dell'uomo non può mai essere simile al domani;
    niente al mondo può durare, eccetto la Mutevolezza.

*

MUTABILITY

[Published with “Alastor”, 1816.]

We are as clouds that veil the midnight moon;
How restlessly they speed, and gleam, and quiver,
Streaking the darkness radiantly!—yet soon
Night closes round, and they are lost for ever:

Or like forgotten lyres, whose dissonant strings 5
Give various response to each varying blast,
To whose frail frame no second motion brings
One mood or modulation like the last.

We rest.—A dream has power to poison sleep;
We rise.—One wandering thought pollutes the day; 10
We feel, conceive or reason, laugh or weep;
Embrace fond woe, or cast our cares away:

It is the same!—For, be it joy or sorrow,
The path of its departure still is free:
Man’s yesterday may ne’er be like his morrow; 15
Nought may endure but Mutability.

*

E' il dominio della Mutevolezza che unica sembra partecipare dell'eternità. Sarà poi la Nuvola, "la figlia della Terra e dell'Acqua, la pupilla del Cielo", l'essere che "si trasforma ma non può morire". E nella Sensitiva dirà che "per l'amore, e la bellezza, e la gioia,
non c'è morte né cambiamento".

*

Percy Bysshe Shelley, Opere, EinaudiCollana: Biblioteca della Pleiaden. 16 - Pagine CXX-1856 - Formato 10x17,5 - Anno 1995 - EAN13 9788844600273 - Argomenti: Letteratura inglese, Poesia, Classici inglesi. Questo è il libro da cui traggo le traduzioni delle poesie di Shelley. Esaurito. QUI . 


Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Immagine: Caspar David Friedrich,  Drifting Clouds_c. 1820_Kunsthalle, Hamburg

giovedì, 30 agosto 2007

di Percy Bysshe Shelley

I DUE SPIRITI: UN'ALLEGORIA

PRIMO SPIRITO

O Tu, che sulle ali di una forte passione,
vorresti fluttuare sopra la Terra - attento!
Un'ombra insegue il tuo volo di fuoco -
        la notte sta venendo!
Splendide sono le regioni eteree
e quando i venti e i raggi [...]
sarebbe una gioia errare lassù -
        la notte sta venendo!

SECONDO SPIRITO

In alto splendono le stelle eterne;
se voglio attraversare l'ombra della notte
dentro il mio cuore c'è la torcia dell'amore,
        e questa è il giorno!
Sorriderà la luna soavemente
sulle mie ali d'oro, dovunque esse si muovano;
le meteore indulgeranno attorno al mio volo
        facendo della notte il giorno.

PRIMO SPIRITO

Ma se i turbini delle tenebre destano
grandine e lampi e pioggia tempestosa -
vedi, i confini dell'aria sono scossi,
        la notte sta venendo!
Le rosse svelte nuvole dell'uragano
quel declinante sole hanno raggiunto,
il crepitare della grandine passa veloce sulla piana -
         la notte sta venendo!

SECONDO SPIRITO

Io vedo la luce, e sento il suono -
veleggerò sul fiotto della tempesta oscura
con la calma dentro e attorno la luce
         che fa della notte il giorno;
e tu, quando le tenebre saranno profonde e complete,
guarda dalla tua terra, opaca e torbida -
e scorgerai il mio volo, simile a quello della luna,
          su in alto, lontano.

*

Dicono alcuni che c'è un precipizio
dove un vasto pino assiderato sta per rovinare
su cumuli di nevi e baratri di ghiaccio
         fra le montagne alpine:
e che la languente tempesta, inseguendo
quella forma alata, vola per sempre
attorno ai suoi rami imbiancati, rinnovando
          le sue sorgenti aeree.

Dicono alcuni che quando le notti sono asciutte e chiare,
e le rugiade velenose dormono sulla palude,
il viandante sente dolci sussurri
        che fanno della notte il giorno -
e una figura argentea, come il suo primo amore, passa
in alto spinta dalla sua selvaggia e scintillante chioma:
e quando si risveglia sull'erba fragrante
        s'accorge che la notte è giorno.

*

THE TWO SPIRITS: AN ALLEGORY.

[Published by Mrs. Shelley, “Posthumous Poems”, 1824.]

FIRST SPIRIT:

O thou, who plumed with strong desire
Wouldst float above the earth, beware!
A Shadow tracks thy flight of fire—
Night is coming!
Bright are the regions of the air, 5
And among the winds and beams
It were delight to wander there—
Night is coming!

SECOND SPIRIT:

The deathless stars are bright above;
If I would cross the shade of night, 10
Within my heart is the lamp of love,
And that is day!
And the moon will smile with gentle light
On my golden plumes where’er they move;
The meteors will linger round my flight, 15
And make night day.

FIRST SPIRIT:

But if the whirlwinds of darkness waken
Hail, and lightning, and stormy rain;
See, the bounds of the air are shaken—
Night is coming! 20
The red swift clouds of the hurricane
Yon declining sun have overtaken,
The clash of the hail sweeps over the plain—
Night is coming!

SECOND SPIRIT:

I see the light, and I hear the sound; 25
I’ll sail on the flood of the tempest dark
With the calm within and the light around
Which makes night day:
And thou, when the gloom is deep and stark,
Look from thy dull earth, slumber-bound, 30
My moon-like flight thou then mayst mark
On high, far away.

...

Some say there is a precipice
Where one vast pine is frozen to ruin
O’er piles of snow and chasms of ice 35
Mid Alpine mountains;
And that the languid storm pursuing
That winged shape, for ever flies
Round those hoar branches, aye renewing
Its aery fountains. 40

Some say when nights are dry and clear,
And the death-dews sleep on the morass,
Sweet whispers are heard by the traveller,
Which make night day:
And a silver shape like his early love doth pass 45
Upborne by her wild and glittering hair,
And when he awakes on the fragrant grass,
He finds night day.

Percy Bysshe Shelley, Opere, EinaudiCollana: Biblioteca della Pleiaden. 16 - Pagine CXX-1856 - Formato 10x17,5 - Anno 1995 - EAN13 9788844600273 - Argomenti: Letteratura inglese, Poesia, Classici inglesi. Questo è il libro da cui traggo le traduzioni delle poesie di Shelley. Esaurito. QUI . 

Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Immagine: Caspar David Friedrich, Uomo e donna che contemplano la luna.

martedì, 28 agosto 2007

di Percy Bysshe Shelly

Sera d'estate in un cimitero

Lechlade, Gloucestershire

 

Il vento ha spazzato dalla vasta atmosfera
ogni vapore che oscurava il raggio del tramonto;
e pallida la sera allaccia le sue radiose chiome
in trecce ora più fosche attorno agli occhi languidi del giorno:
Crepuscolo e Silenzio, invisi agli uomini,
La mano nella mano avanzano furtivi da quell'oscura valle.

Spirano i loro incanti verso il giorno che diparte,
circondano la terra, l'aria, le stelle e il mare;
luce, rumore e moto riconoscono il possente impero,
e rispondono alla magia, ognuno con il proprio mistero.
I venti sono immobili, o l'erba secca sulla torre della chiesa
ignora il loro delicato movimento mentre passano.

E anche tu, aerea Massa! i cui pinnacoli si slanciano
da un unico altare come piramidi di fuoco,
obbedisci in silenzio ai loro dolci, solenni incantesimi,
vestendo in tinte eteree la tua lontana e oscura guglia,
attorno alla cui cima sempre più vaga e indistinta
si raccolgono fra le stelle le nubi della notte.

Dormono i morti nelle loro tombe: e, mentre dormono
e si dissolvono, un agghiacciante suono, in parte
sentito, in parte del pensiero, si muove fra le ombre sospirato
dai loro letti verminosi attorno a tutto ciò che vive,
e confondendosi con la tranquilla notte e il muto cielo,
la sua tremenda calma si sente non udita.

Resa così solenne e lieve, la morte è mite,
senza terrori come questa notte serenissima:
qui io potrei sperare, come un fanciullo curioso
che gioca fra le tombe, che la morte nasconda all'occhio umano
dolci segreti, o che accanto al suo sonno inane
i sogni più leggiadri veglino eternamente.

*

A summer evening churchyard

Lechlade, Gloucestershire

[Composed September, 1815. Published with “Alastor”, 1816.]

The wind has swept from the wide atmosphere
Each vapour that obscured the sunset's ray;
And pallid Evening twines its beaming hair
In duskier braids around the languid eyes of Day:
Silence and Twilight, unbeloved of men,
Creep hand in hand from yon obscurest glen.


They breathe their spells towards the departing day,
Encompassing the earth, air, stars, and sea;
Light, sound, and motion own the potent sway,
Responding to the charm with its own mystery.
The winds are still, or the dry church-tower grass
Knows not their gentle motions as they pass.


Thou too, aëreal Pile! whose pinnacles
Point from one shrine like pyramids of fire,
Obeyest in silence their sweet solemn spells,
Clothing in hues of heaven thy dim and distant spire,
Around whose lessening and invisible height
Gather among the stars the clouds of night.


The dead are sleeping in their sepulchres:
And, mouldering as they sleep, a thrilling sound,
Half sense, half thought, among the darkness stirs,
Breathed from their wormy beds all living things around,
And mingling with the still night and mute sky
Its awful hush is felt inaudibly.


Thus solemnized and softened, death is mild
And terrorless as this serenest night:
Here could I hope, like some inquiring child
Sporting on graves, that death did hide from human sight
Sweet secrets, or beside its breathless sleep
That loveliest dreams perpetual watch did keep."

*

Il mio primo libro di poesie di Shelley si aprì a caso alla pagina di questa poesia. Fu l'inizio di una fascinazione che dura tuttora. Fu la scoperta della poesia cimiteriale e del gotico tra la seconda metà del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, appena prima del romanticismo.

Traduzione da: Shelley, Opere, Einaudi - Gallimard, pagg. 7-9 - Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Caspar David Friedrich, Abbazia nel querceto.

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domenica, 24 luglio 2005

Frammento di Iperione [1]

di Friedrich Hölderlin

Sul Citero

Ancora presagi senza trovare.

Interrogo le stelle ed esse tacciono; interrogo il giorno e la notte, ma non rispondono. Da me, quando m'interrogo, risuonano mistici detti, sogni senza perché.

Il mio cuore sovente sta bene in questo crepuscolo. Non so cosa mi accada quando la guardo, questa impenetrabile natura, ma sono lacrime sacre, beate, quello che piango dinanzi a Colei che amo ed è nascosta. Tutto il mio essere ammutolisce e si tende all'ascolto quando il lieve soffio misterioso della sera mi sfiora. Smarrito nel vasto azzurro, guardo sovente in alto nell'etere e in basso nel sacro mare ed è come se mi si schiudesse la porta dell' Invisibile e trapassassi con tutto ciò che mi circonda, finché un fremito nel cespuglio accanto mi sveglia dalla morte beata e mi richiama, riluttante, al punto da cui partii.

Il io cuore sta bene in questo crepuscolo. E' il nostro elemento, questo crepuscolo? Perché non posso trovarvi riposo?

Poc'anzi vidi un fanciullo che giaceva sulla via. Provvida, la madre che lo sorvegliava aveva disteso un telo sopra di lui affinché si addormentasse dolcemente all'ombra e il sole non l'abbagliasse. Ma il fanciullo non volle restare, così strappò via il telo e io vidi come cercava di guardare la luce benigna, vi provò e riprovò finché gli occhi hli dolsero e, piangente, volse lo sguardo a terra.

Povero fanciullo! pensai, agli altri non va meglio, e mi ero quasi proposto di desistere da questa temeraria curiosità. Ma non posso! non devo!

Deve pur rivelarsi il grande mistero che mi darà la vita, o la morte.

Friedrich Hölderlin

Con questo pezzo "Auf dem Cithaeron" si concludono le cinque lettere autobiografiche che formano il "Frammento di Iperione", edito da Schiller nell'autunno del 1794 sulla rivista Thalia. Cinque lettere all'amico Bellarmino in cui Hölderlin rievoca l'incontro con

Melite

 

Oh! a me - immerso in quel senso doloroso della mia solitudine, con quel cuore sconsolato e sanguinante - a me Ella apparve; incantevole e sacra come una sacerdotessa dell'amore, era lì dinanzi a me; eterea ed esile come intessuta di luce e profumo; sopra il sorriso pieno di pace e di bontà celestiale troneggiava, con la mestà di un dio, lo sguardo dei suoi grandi occhi splendenti e, come le nubi attorno alla luce del mattino, i riccioli d'oro le fluttuavano intorno alla fronte nella brezza primaverile.

Mio Bellarmino! Potessi fartelo sentire vivo ed intero l'ineffabile che allora accadde in me! - Dov'erano ora i dolori della mia vita, la sua notte e la sua povertà? Dove, tutta la mia misera natura mortale?

Certo, un tale attimo di liberazione è ciò che esiste di più alto e di più felice e la natura inesauribile lo contiene in sé. Esso compensa gli eoni della nostra vita di piante! La mia vita terrena era morta, il tempo non era più e, liberato dai suoi ceppi e risorto, il mio spirito sentiva la sua affinità e la sua origine. [...]

Melite! o Melite! essenza celeste!

 

 F. Hölderlin, Frammento di Iperione, traduzione it. di M. T. Bizzarri, a cura di C. Angelino, Il Melangolo, Genova 1989; 1-pag. 59; 2- pagg. 23-25.

 

Caspar David Friedrich, "Viandante sul mare di nebbia", 1818

Ritratto di Hölderlin: http://www.tayabeixo.org/biografias/mar_2q.htm

J W Waterhouse, Windflowers,1903 - http://www.mezzo-mondo.com/arts/mm/waterhouse/index.html

lunedì, 11 aprile 2005

Squarci

Vi sono momenti, luoghi, accadimenti, in cui le cose, anche le più familiari, mi si manifestano come novità assolute, quasi per un'improvvisa liberazione di impensati sensi dalle costruzioni del mondo interiore.

 Il caro "vecchio della montagna" mi ha lasciato un commento birichino al post precedente, per questo voglio dedicargli questo brano di Immanuel Kant dedicato alla "malinconia".

 "La persona il cui sentire tende al melanconico non viene così definita perché, priva delle gioie della vita, si strugge in una oscura malinconia, ma perché le sue sensazioni, quando si dilatano oltre una certa misura, o imboccano una direzione errata, approdano a questa tristezza dell'anima più facilmente che ad altre condizioni dello spirito.

Il melanconico ha dominante i sentimento del Sublime. Persino la bellezza alla quale egli è altrettanto sensibile, non tende soltanto ad affascinarlo, ma, ispirandogli ammirazione, a commuoverlo.

Il godimento del piacere è in lui più composto, non per questo meno intenso; ma ogni commozione suscitata dal Sublime ha per lui maggiore attrattiva di tutti gli affascinanti allettamenti del Bello." (da Kant, Osservazioni sul sentimento del Bello e del Sublime, II, 1764)

Karl Friedrich Schinkel - Felsentor, La porta nella roccia, 1818 - http://www.romantik.litera-tor.com/galerie.html

Caspar David Friedrich - Scogliere  Rügen - http://www.kunstlinks.de/material/vtuempling/sassnitz/CDF_7.JPG

venerdì, 01 aprile 2005

Bellezza e Malinconia

.

 

Vista così di spalle, di fronte alla bellezza del mondo, questa donna di Caspar David Friedrich può essere qualsiasi donna, eppure nella sua estatica immobilità sento il mio desiderio di luce e di poesia, lo stupore e la malinconia di fronte al bello.

"Spirito di Bellezza, che consacri
Coi tuoi colori ogni pensiero e ogni forma
umana su cui splendi, dove te ne sei andato?
perché trascorri e lasci il nostro stato,
questa oscura e vasta valle di lacrime, deserta e desolata?
Chiedi perché per sempre il sole
non genera più arcobaleni sul torrente,
perché quello che appare, scolora e poi si dissolve,
perché paura e sogno e morte e nascita
sulla giornata della terra gettino
un'ombra tale, e all'uomo venga dato
tanto d'amore e di odio, e di sconforto e di speranza?"

.

Caspar David Friedrich, Frau in der Morgensonne . Inno alla bellezza intellettuale, II, di Percy Bysshe Shelley

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