Roland Barthes e lo Haiku [2]

L'effrazione del senso
L'Occidente inumidisce di senso ogni cosa, alla maniera di una religione autoritaria che imponga il battesimo all'intera popolazione; gli oggetti del linguaggio (fatti con la parola) sono evidentemente dei convertititi di diritto: il senso primo della lingua richiama, metonimicamente, il senso secondo del discorso e questo richiamo ha valore di un vincolo universale. Noi abbiamo due modi per evitare al discorso l'infamia del non-senso e sottomettiamo sistematicamente l'enunciato (in una chiusura estrema di ogni tipo di nullità, che potrebbe far intravvedere il vuoto del linguaggio) all'una o all'altra di queste significanze (ovvero fabricazione attiva di segni): il simbolo e il ragionamento, la metafora e il sillogismo. Lo haiku, le cui espressioni accessibili (come si dice in linguistica) è attirato in un tipo o nell'altro di questi due imperi del senso. Dal momento che si tratta di un "poema" lo si cataloga in quella parte del codice generale dei sentimenti che si chiama "l'emozione poetica" (la Poesia abitualmente è per noi il sigificante di ciò che è "confuso", dell' "ineffabile", del "sensibile", rappresenta insomma la classe delle cose inclassificabili): si parla di "emozione concentrata", di "annotazione sincera di un istante d'eccezione", e soprattutto di "silenzio" (il silenzio essendo per noi segno di un pieno di linguaggio). Se uno degli autori di haiku (Joso) scrive:
Quante persone
Sono passate attraverso la pioggia d'autunno
Sul ponte di Seta!
vi si legge l'immagine del tempo che fugge. Se un altro (Basho) scrive:
Vengo attraverso il sentiero di montagna.
Ah! che meraviglia!
Una violetta!
è perché ha trovato un eremita buddista, "fior di virtù" e così via.

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[continua. Roland Barthes, L'impero dei segni, Einaudi, pagg. 81-82] - Roland Barthes e lo Haiku [1]
Roland Barthes e lo Haiku [1]

L'effrazione del senso
Lo haiku ha una proprietà un poco fantasmagorica: che ci si immagina sempre di poterne comporre da sé con facilità. Ci si dice: che cosa di più accessibile alla scrittura spontanea di questo haiku (di Buson)?:
E' sera, autunno.
Io penso soltanto
Ai miei parenti
Lo haiku fa invidia: quanti lettori occidentali non hanno mai sognato di passeggiare per la vita, taccuino alla mano, annotando qui e là delle "impressioni", la cui brevità garantirebbe la perfezione, la cui semplicità attesterebbe la profondità (in virtù di una doppia mitologia, l'una classica, che fa della concisione una prova d'arte, l'altra, romantica, che attribuisce un valore di verità all'improvvisazione)?
Pur essendo del tutto intelligibile, lo haiku non vuol dire nulla ed è per questa doppia condizione ch'esso sembra offerto alle interpretazioni in un modo particolarmente disponibile, servizievole, come un ospite cortese, che vi permette d'installarvi comodamente in casa sua, con le vostre manie, i vostri valori, i vostri simboli; l' "assenza" dello haiku (come si può affermare altrettanto bene d'uno spirito irreale che d'un padrone di casa partito per un viaggio), invoca la subornazione, l'effrazione, la voluttà maggiore, quella del segno. Questo senso prezioso, vitale, appetibile come una fortuna (caso e denaro) lo haiku, sbarazzato dalle costrizioni metriche (nelle traduzioni che noi possediamo) sembra fornircelo a profusione, a buon prezzo e su ordinazione: nello haiku, potremmo dire, il simbolo, la metafora, la morale non costano pressoché nulla: soltanto qualche parola, un'immagine, un sentimento, la dove la nostra letteratura richiede abitualmente un poema, un dispiegamento o (nel genere più breve) un pensiero cesellato, insomma un lungo travaglio retorico. Cpsì anche lo haiku sembra offrire all'Occidente dei diritti che la sua letteratura gli rifiuta e delle comodità ch'essa gli lesina. Avete il diritto, suggerisce lo haiku, d'essere futile, breve, ordinario; racchiudete ciò che vedete, ciò che sentite, in un minimo orizzonte di parole e saprete interessare; avete il diritto di fondare voi stessi (e a partire da voi stessi) ciò che vi sembra ragguardevole; la vostra frase, qualunque essa sia, enuncerà una morale, produrrà un simbolo, voi sarete profondo; con minimo dispendio, la vostra scrittura sarà piena.

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[continua. Roland Barthes, L'impero dei segni, Einaudi, pagg. 80-81]- Roland Barthes e lo Haiku [2]
Firenze
Viaggio d'amore e d'arte. Per San Valentino Firenze in dono. Due desideri sugli altri: leggere Dante a Santa Croce e rivedere gli Uffizi.

Dalla terrazza degli Uffizi Firenze appariva così (quasi, molto quasi): il campanile di Giotto e la cupola del Brunelleschi, la Badìa e il Bargello, e Palazzo Vecchio ad altezza d'occhio.


In lontananza, qui, la dolcezza delle colline toscane e Fiesole attraverso una lieve luminosa foschia. E un passerotto al bar in attesa di briciole di brioche.

La fortuna a volte offre scorci inconsueti: Santa Maria del Fiore e il campanile di Giotto.

Spazi blu

sussurri di piccole luci
melodie di voci fiorite
sospiri di vita e di morte
*
Oltre Il Tempo e Lo Spazio
Dove la luce si espande
in onde
Dove i colori si uniscono
in fili d’anima
Dove le mani si intrecciano
in una sinfonia
di suoni
Dove gli occhi ascoltano
fuochi di parole lontane
Dove le radici sono segni
impressi nel cuore
in sottile filigrana di Noi
di Edmund Burke
La Bellezza come "qualità sociale"

"Perciò l'oggetto di questa passione complessa che chiamiamo amore è la Bellezza del sesso. Gli uomini sono attratti dal sesso in genere come tale, e in base alla legge comune della natura, ma sono attratti verso individui particolari dalla loro bellezza personale. Chiamo la Bellezza una qualità sociale, perché quando gli uomini e le donne, e non solo essi, ma anche altri animali, ci danno un senso di gioia e di piacere a guardarli ( e vi sono molti in grado di darlo ), ci ispirano sentimenti di tenerezza e di affetto verso le loro persone; ci piace allora averli vicini, ed entriamo volentieri in rapporto con loro, a meno che non abbiamo forti ragioni per fare il contrario."

*
Edmund Burke, Ricerca filosofica sull'origine del Sublime e del Bello, I, 10.
di Percy Bysshe Shelley
INNO ALLA BELLEZZA INTELLETTUALE

I
La terribile ombra d'un invisibile Potere fluttua
in mezzo a noi, benché non vista - e visita
questo svariato mondo con incostante ala,
come le brezze dell'estate che strisciano di fiore in fiore.
Come raggi di luna che dietro una montagna fitta di pini scrosciano, 5
visita con sguardo incostante
il cuore e il volto di ogni uomo;
come colori e armonie la sera,
come nuvole disperse nel chiarore delle stelle,
come il ricordo d'una musica fuggita, 10
come qualcosa che per sua grazia possa
essere cara, e tuttavia più cara per il suo mistero.
II
Spirito di BELLEZZA, che consacri
coi tuoi colori ogni pensiero e ogni forma
umana su cui splendi - dove te ne sei andato? 15
perché trascorri e lasci il nostro stato,
questa oscura e vasta valle di lacrime, deserta e desolata?
Chiedi perché per sempre il sole
non tessa arcobaleni sul torrente,
perché quello che appare, scolori e si dissolva, - 20
perché paura e sogno e morte e nascita
sulla giornata della terra gettino
un'ombra tale, - e all'uomo venga dato
tanto d'amore e d'odio, e di sconforto e di speranza?
III
Da mondi più sublimi nessuna voce ha mai 25
dato ai poeti o ai saggi la risposta -
perciò i nomi di Dio, dei demoni e del Cielo,
non sono che tracce del loro vano sforzo, incanti fragili,
che recitati non aiutano a staccare
da tutto quello che sentiamo e vediamo 30
il dubbio, il caso e la mutevolezza.
Soltanto la tua luce - come una nebbia sopra i monti,
o musica che il vento della notte
manda attraverso uno strumento immoto,
o il chiaro della luna sulle acque, 35
dà grazia e verità al sogno inquieto della vita.
IV
Speranza, Amore, e Orgoglio, passano come nuvole e ritornano,
per qualche incerto attimo concessi.
L'uomo sarebbe immortale, e onnipotente,
se tu, ignota e terribile, fissassi 40
col tuo glorioso seguito dimora nel suo cuore.
Tu messaggero degli affetti
che crescono e declinano negli occhi degli amanti -
tu - che alimenti il pensiero umano,
come l'oscurità una fiamma morente! 45
non ti partire come la tua ombra venne,
non ti partire - o la tomba sarà
come la vita e la paura, un'oscura realtà.
V
Fanciullo ancora, andavo in cerca di spettri e attraversavo
fugace stanze vigili, rovine e anfratti, 50
e boschi al chiarore delle stelle, con timorosi passi perseguendo
speranze d'alto conversar coi morti.
E invocavo i nomi velenosi che nutrono la nostra giovinezza;
non fui ascoltato - non li vidi - quando,
mentre ero assorto sul destino 55
del vivere, nel dolce tempo in cui i venti corteggiano
tutte le cose vive che si destano per recare
nuove gemme e fiori, - all'improvviso,
la tua ombra cadde sopra di me;
io detti un grido, e giunsi le mani in rapimento! 60
VI
Allora feci il voto di consacrare le mie forze
a te e a ciò che t'appartiene - non l'ho mantenuto?
Con cuore palpitante e occhi in lacrime, adesso
dai loro taciti sepolcri invoco
i fantasmi di mille ore, che in pergolati chiari di visioni, 65
d'ardente studio o dilettoso amore,
hanno vegliato con me l'invida notte -
e sanno che mai gioia illuminò questa mia fronte
non giunta alla speranza che tu avresti liberato il mondo
dalla sua oscura schiavitù 70
che tu - terribile SPLENDORE,
avresti dato ciò che la parola non può esprimere.
VII
Il giorno diventa più solenne e più sereno,
trascorso il meriggio - c'è un'armonia
in autunno, e una luce nel suo cielo, 75
che nell'estate non si sente e non si vede,
come se non potesse esserci, come se non ci fosse stata!
Così il tuo potere, che come la verità
della natura sulla mia inerte giovinezza
discese, alla mia vita d'ora innanzi doni 80
la sua calma - a uno che ti adora,
e venera le forme in cui sei infuso,
e che i tuoi incanti, SPIRITO bello, spinsero
a temere se stesso, e amare tutti gli uomini.

*
"AWFUL", terribile, ha certamente il senso arcaico di ciò che ispira una meraviglia o un timore reverenziale.
Percy Bysshe Shelley, Opere, pagg. 53-57 - QUI . - Testo originale :QUI. - Immagini: Caspar David Friedrich. (dal WEB).
di Percy Bysshe Shelley
OZYMANDIAS

Incontrai un viaggiatore di ritorno da una terra antica,
che disse: "Due immense gambe di pietra, senza tronco,
s'ergono nel deserto...Vicino sulla sabbia,
e il labbro corrucciato, e il sogghignodi gelido comando,
dicono che il suo scultore lesse accuratamente le passioni
che ora, impresse su quelle cose inerti, sopravvivono
alla mano che le imitò, e al cuore che le alimentava;
e sul piedestallo, queste parole appaiono:
"Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re,
guardate le mie Opere, o voi Potenti, e disperatevi!"
Nient'altro resta. Il colossale Rudere
si disfa, e attorno sconfinate spoglie
le solitarie e uniformi sabbie si stendono lontano".
*
[Published by Hunt in “The Examiner”, January, 1818]
I met a traveller from an antique land
Who said: Two vast and trunkless legs of stone
Stand in the desert...Near them, on the sand,
Half sunk, a shattered visage lies, whose frown,
And wrinkled lip, and sneer of cold command, 5
Tell that its sculptor well those passions read
Which yet survive, stamped on these lifeless things,
The hand that mocked them, and the heart that fed:
And on the pedestal these words appear:
‘My name is Ozymandias, king of kings: 10
Look on my works, ye Mighty, and despair!’
Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare
The lone and level sands stretch far away.
*
Percy Bysshe Shelley, Opere, pag 71 QUI .Testo originale:
Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Immagine: Caspar David Friedrich, Eldena Ruin_1825_Staatliches Lindenau Museum, Berlindi Percy Bysshe Shelley
I DUE SPIRITI: UN'ALLEGORIA

PRIMO SPIRITO
O Tu, che sulle ali di una forte passione,
vorresti fluttuare sopra la Terra - attento!
Un'ombra insegue il tuo volo di fuoco -
la notte sta venendo!
Splendide sono le regioni eteree
e quando i venti e i raggi [...]
sarebbe una gioia errare lassù -
la notte sta venendo!
SECONDO SPIRITO
In alto splendono le stelle eterne;
se voglio attraversare l'ombra della notte
dentro il mio cuore c'è la torcia dell'amore,
e questa è il giorno!
Sorriderà la luna soavemente
sulle mie ali d'oro, dovunque esse si muovano;
le meteore indulgeranno attorno al mio volo
facendo della notte il giorno.
PRIMO SPIRITO
Ma se i turbini delle tenebre destano
grandine e lampi e pioggia tempestosa -
vedi, i confini dell'aria sono scossi,
la notte sta venendo!
Le rosse svelte nuvole dell'uragano
quel declinante sole hanno raggiunto,
il crepitare della grandine passa veloce sulla piana -
la notte sta venendo!
SECONDO SPIRITO
Io vedo la luce, e sento il suono -
veleggerò sul fiotto della tempesta oscura
con la calma dentro e attorno la luce
che fa della notte il giorno;
e tu, quando le tenebre saranno profonde e complete,
guarda dalla tua terra, opaca e torbida -
e scorgerai il mio volo, simile a quello della luna,
su in alto, lontano.
*
Dicono alcuni che c'è un precipizio
dove un vasto pino assiderato sta per rovinare
su cumuli di nevi e baratri di ghiaccio
fra le montagne alpine:
e che la languente tempesta, inseguendo
quella forma alata, vola per sempre
attorno ai suoi rami imbiancati, rinnovando
le sue sorgenti aeree.
Dicono alcuni che quando le notti sono asciutte e chiare,
e le rugiade velenose dormono sulla palude,
il viandante sente dolci sussurri
che fanno della notte il giorno -
e una figura argentea, come il suo primo amore, passa
in alto spinta dalla sua selvaggia e scintillante chioma:
e quando si risveglia sull'erba fragrante
s'accorge che la notte è giorno.
*
[Published by Mrs. Shelley, “Posthumous Poems”, 1824.]
FIRST SPIRIT:
O thou, who plumed with strong desire
Wouldst float above the earth, beware!
A Shadow tracks thy flight of fire—
Night is coming!
Bright are the regions of the air, 5
And among the winds and beams
It were delight to wander there—
Night is coming!
SECOND SPIRIT:
The deathless stars are bright above;
If I would cross the shade of night, 10
Within my heart is the lamp of love,
And that is day!
And the moon will smile with gentle light
On my golden plumes where’er they move;
The meteors will linger round my flight, 15
And make night day.
FIRST SPIRIT:
But if the whirlwinds of darkness waken
Hail, and lightning, and stormy rain;
See, the bounds of the air are shaken—
Night is coming! 20
The red swift clouds of the hurricane
Yon declining sun have overtaken,
The clash of the hail sweeps over the plain—
Night is coming!
SECOND SPIRIT:
I see the light, and I hear the sound; 25
I’ll sail on the flood of the tempest dark
With the calm within and the light around
Which makes night day:
And thou, when the gloom is deep and stark,
Look from thy dull earth, slumber-bound, 30
My moon-like flight thou then mayst mark
On high, far away.
...
Some say there is a precipice
Where one vast pine is frozen to ruin
O’er piles of snow and chasms of ice 35
Mid Alpine mountains;
And that the languid storm pursuing
That winged shape, for ever flies
Round those hoar branches, aye renewing
Its aery fountains. 40
Some say when nights are dry and clear,
And the death-dews sleep on the morass,
Sweet whispers are heard by the traveller,
Which make night day:
And a silver shape like his early love doth pass 45
Upborne by her wild and glittering hair,
And when he awakes on the fragrant grass,
He finds night day.
Percy Bysshe Shelley, Opere, EinaudiCollana: Biblioteca della Pleiaden. 16 - Pagine CXX-1856 - Formato 10x17,5 - Anno 1995 - EAN13 9788844600273 - Argomenti: Letteratura inglese, Poesia, Classici inglesi. Questo è il libro da cui traggo le traduzioni delle poesie di Shelley. Esaurito. QUI .
Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Immagine: Caspar David Friedrich, Uomo e donna che contemplano la luna.
di Percy Bysshe Shelly
Sera d'estate in un cimitero
Lechlade, Gloucestershire

Il vento ha spazzato dalla vasta atmosfera
ogni vapore che oscurava il raggio del tramonto;
e pallida la sera allaccia le sue radiose chiome
in trecce ora più fosche attorno agli occhi languidi del giorno:
Crepuscolo e Silenzio, invisi agli uomini,
La mano nella mano avanzano furtivi da quell'oscura valle.
Spirano i loro incanti verso il giorno che diparte,
circondano la terra, l'aria, le stelle e il mare;
luce, rumore e moto riconoscono il possente impero,
e rispondono alla magia, ognuno con il proprio mistero.
I venti sono immobili, o l'erba secca sulla torre della chiesa
ignora il loro delicato movimento mentre passano.
E anche tu, aerea Massa! i cui pinnacoli si slanciano
da un unico altare come piramidi di fuoco,
obbedisci in silenzio ai loro dolci, solenni incantesimi,
vestendo in tinte eteree la tua lontana e oscura guglia,
attorno alla cui cima sempre più vaga e indistinta
si raccolgono fra le stelle le nubi della notte.
Dormono i morti nelle loro tombe: e, mentre dormono
e si dissolvono, un agghiacciante suono, in parte
sentito, in parte del pensiero, si muove fra le ombre sospirato
dai loro letti verminosi attorno a tutto ciò che vive,
e confondendosi con la tranquilla notte e il muto cielo,
la sua tremenda calma si sente non udita.
Resa così solenne e lieve, la morte è mite,
senza terrori come questa notte serenissima:
qui io potrei sperare, come un fanciullo curioso
che gioca fra le tombe, che la morte nasconda all'occhio umano
dolci segreti, o che accanto al suo sonno inane
i sogni più leggiadri veglino eternamente.
*
A summer evening churchyard
Lechlade, Gloucestershire
[Composed September, 1815. Published with “Alastor”, 1816.]
The wind has swept from the wide atmosphere
Each vapour that obscured the sunset's ray;
And pallid Evening twines its beaming hair
In duskier braids around the languid eyes of Day:
Silence and Twilight, unbeloved of men,
Creep hand in hand from yon obscurest glen.
They breathe their spells towards the departing day,
Encompassing the earth, air, stars, and sea;
Light, sound, and motion own the potent sway,
Responding to the charm with its own mystery.
The winds are still, or the dry church-tower grass
Knows not their gentle motions as they pass.
Thou too, aëreal Pile! whose pinnacles
Point from one shrine like pyramids of fire,
Obeyest in silence their sweet solemn spells,
Clothing in hues of heaven thy dim and distant spire,
Around whose lessening and invisible height
Gather among the stars the clouds of night.
The dead are sleeping in their sepulchres:
And, mouldering as they sleep, a thrilling sound,
Half sense, half thought, among the darkness stirs,
Breathed from their wormy beds all living things around,
And mingling with the still night and mute sky
Its awful hush is felt inaudibly.
Thus solemnized and softened, death is mild
And terrorless as this serenest night:
Here could I hope, like some inquiring child
Sporting on graves, that death did hide from human sight
Sweet secrets, or beside its breathless sleep
That loveliest dreams perpetual watch did keep."
*
Il mio primo libro di poesie di Shelley si aprì a caso alla pagina di questa poesia. Fu l'inizio di una fascinazione che dura tuttora. Fu la scoperta della poesia cimiteriale e del gotico tra la seconda metà del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, appena prima del romanticismo.
Traduzione da: Shelley, Opere, Einaudi - Gallimard, pagg. 7-9 - Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Caspar David Friedrich, Abbazia nel querceto.