
Scalando il monte in direzione della pura luce
Piano piano si penetra nella natura non rivelata.
I raggi del tramonto illuminano in basso i flutti del fiume;
Nel cielo limpido si ergono, pure mille cime.
La Porta di Pietra custodisce la bellezza dell'ora,
Mentre dal crepuscolo gia` si alza la luna.
In ascesa, verso la capanna del Maestro Lontano,
Un sentiero e` appeso a fianco del picco solitario.
Attraverso le nuvole appare la luce della lampada;
Sotto i pini si fanno udire le pietre sonore.
Faccia a faccia, ospite e visitatore, senza parole.
Cuore palpitante conquistato a un tratto dalla pietra del Chan.
(François Cheng, Shitao 1642-1707. Il sapore del mondo)
DOMENICA 18
Faro e Luce

Ci sono giorni che mi avvicinano più di altri alla corrente dei ricordi nella fitta foresta dell'anima. Nel grigiore dell'autunno è stanca la luce di questa domenica che ne richiama un'altra, immobile nella sua insondabile inesorabilità. Vorrei fosse vero che tutte le infinite creature separate possano esistere in un unicum universale.
di Edmund Burke
La Bellezza come "qualità sociale"

"Perciò l'oggetto di questa passione complessa che chiamiamo amore è la Bellezza del sesso. Gli uomini sono attratti dal sesso in genere come tale, e in base alla legge comune della natura, ma sono attratti verso individui particolari dalla loro bellezza personale. Chiamo la Bellezza una qualità sociale, perché quando gli uomini e le donne, e non solo essi, ma anche altri animali, ci danno un senso di gioia e di piacere a guardarli ( e vi sono molti in grado di darlo ), ci ispirano sentimenti di tenerezza e di affetto verso le loro persone; ci piace allora averli vicini, ed entriamo volentieri in rapporto con loro, a meno che non abbiamo forti ragioni per fare il contrario."

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Edmund Burke, Ricerca filosofica sull'origine del Sublime e del Bello, I, 10.
Tempo Felice

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Ode al giorno felice
Questa volta lasciate
che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo
che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice.
Sono più sterminato
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto,
gli uccelli in cima,
il mare come un anello
intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia
sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo
è oggi la mia anima
canto e sabbia,
il mondo
è oggi la tua bocca,
lasciatemi
sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì, perché respiro
e perché respiri,
essere felice perché tocco
il tuo ginocchio
ed è come se toccassi
la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate
che sia felice,
io e basta,
con o senza tutti,
essere felice
con l’erba,
e la sabbia,
essere felice
con te, con la tua bocca,
essere felice.
Pablo Neruda (dall'amica Blue)
BACCO E ARIANNA

Tiziano Vecellio, Bacco e Arianna,1523-24, Londra, National Gallery
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Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
........
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Lorenzo de' Medici, dai Canti Carnascialeschi
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Grande trasporto e agitazione di corpi nel dipinto, ardore e gioie d'amore nella corrente del tempo che "fugge e inganna". Malinconia dionisiaca?
Allegorie dell'Amore

Mi chiedo se esista nell'universo qualcosa di paragonabile all'amore. Non c'è abisso più profondo, non c'è cielo più alto, non c'è mistero più grande. Almeno per me.

Nei miti e nelle allegorie il simbolo più ricorrente dell'amore è il corpo nudo della donna, la donna nel massimo fulgore della bellezza, ma anche la raffigurazione dell'amore stesso come bimbo innocente e giocoso.

Dalla bellezza delle forme emanana la meraviglia della sensualità che si fa metafora della seduzione e del desiderio, nel divinum della natura.
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Elisabetta Sirani in questo blog: QUI
Tempo di dormire

di Hermann Hesse
Andando a dormire
Ora il giorno mi ha affaticato,
il mio fervido desiderio dovrà
serenamente la notte stellata
accogliere, come un bambino stanco.
Mani, lasciate ogni attività,
fronte, dimentica tutti i pensieri;
tutti i miei sensi ora
vogliono sprofondare nel sonno.
E l'anima, non vigilata,
vuole volare su libere ali,
nel cerchio magico della notte
per vivere intensamente mille volte.
Beim Schlafengehen
Nun der Tag mich müd gemacht,
soll mein sehnliches Verlangen
freundlich die gestirnte Nacht
wie ein müdes Kind empfangen.
Hände laßt von allem Tun,
Stirn, vergiß du alles Denken,
alle meine Sinne nun
wollen sich in Schlummer senken.
Und die Seele, unbewacht,
will in freien Flügeln schweben,
um im Zauberkreis der Nacht
tief und tausendfach zu leben.
Un sereno accogliere la notte, un quieto scivolare nel sonno, un libero librarsi nell'universo, per continuare a vivere in mille altre forme. Un inarrestabile allontanamento nel lucore della notte stellata, uno struggimento estremo che Richard Strauss trasformò in musica e canto, il terzo degli Ultimi quattro Lieder.
di E. E. Cummings
i love you much(most beautiful darling) more than anyone on the earth and i like you better than everything in the sky -sunlight and singing welcome your coming although winter may be everywhere with such a silence and such a darkness noone can quite begin to guess (except my life)the true time of year- and if what calls itself a world should have the luck to hear such singing(or glimpse such sunlight as will leap higher than high through gayer than gayest someone's heart at your each nearness)everyone certainly would(my most beautiful darling)believe in nothing but love
ti amo tanto(bellissimo tesoro)
più di chiunque sulla terra e
mi piaci più d'ogni cosa nel cielo
(eccetto la mia vita)la vera stagione dell'anno-
e se ciò che si chiama mondo avesse
la fortuna di udire tali canti(o di scorgere
tal sole mentre balza altissimo nel cuore
di qualcuno sempre più lieto per ogni tua
vicinanza)tutti certo crederebbero
(bellissimo tesoro) in null'altro che l'amore
Un inno all'amore di rara fresca alta bellezza. Dedicato a chiunque alberghi in sé il sublime sentimento.
Morte e Vita

A William Shelley
I.
O mio William perduto, oh tu, in cui viveva uno spirito lucente, e consumava l'effimera veste che ne celava debolmente il lume... qui trovano un sepolcro le sue cenerei, ma tu sei sotto questa piramide... se può morire un essere divino qual tu sei, il tuo funereo altare sarà il dolore di tua madre e il mio.
II.
Dove sei, o mio dolce bambino? Ah! ch'io pensi che il tuo spirito nutre colla sua vita intensa e soave, l'amore delle vive erbe e delle foglie, fra queste tombe e deserte rovine: - ch'io pensi che attraverso i profondi semi dei dolci fiori e dell'erbetta al sole, nei loro colori e nelle loro tinte, possa passare una parte di te... .
Percy Bysshe Shelley scrisse questa poesia dopo la morte del suo bambino, William, che aveva appena quattro anni. Fu uno dei miei incontri di ragazza con una idea panteistica della morte. Ne fui affascinata, come dai ragionamenti di Socrate intorno alla morte nell'Assioco di Platone. Mi segnò, allora e finora, anche l'ultima strofa di "Una sera d'estate in un cimitero":
Così fatta solenne e dolce, mite è la morte, e non dà più terrore, simile a questa limpidissima notte: qui io potrei sperare, come curioso bimbo che gioca sulle tombe, che la morte nasconda dalla vista umana dolci segreti, o che accanto al suo sonno senza respiro, i più soavi sogni veglino in eterno.

Solo molti anni più tardi avrei incontrato "Il Libro Tibetano dei Morti" e una nuova ma non contrastante concezione della morte.
Immagini: Otto Runge, Mattino e Amaryllis
La canonizzazione
di
John Donne
.
Per amor di Dio, trattieni la lingua, e lascia ch’io ami,
o biasima il mio tremito, o la mia gotta,
deridi i miei cinque capelli grigi, o la mia fortuna dilapidata,
migliora le tue condizioni con la ricchezza, la tua mente con le Arti,
scegli una carriera, tròvati un posto,
rendi omaggio a Suo Onore o a sua Grazia,
contempla il volto del re in persona, o quello
effigiato, prova quel che vuoi,
purché lasci ch’io ami.
Ahimè, chi è danneggiato dal mio amore?
Che mercantili i miei sospiri hanno affondato?
Chi dice che le mie lacrime gli hanno inondato le terre?
Quando mai i miei geli han distrutto una primavera precoce?
Quando gli ardori che mi gonfian le vene
Hanno aggiunto un soll nome alla lista degli appestati?
I soldati seguitano a trovar guerre, e gli avvocati
Litiganti, che muovono querele,
sebbene ella ed io ci amiamo.
Chiamaci quel che vuoi, noi siam resi tali dall’amore;
chiama lei una mosca e me un’altra,
noi siamo anche candele e moriamo di noi
E in noi troviamo l’aquila e la tortora.
L’enigma della Fenice da noi
S’illumina: e poiché noi siamo uno,
lo siamo entrambi. Così ad una sola
neutra cosa i due sessi si accordano:
come quella moriamo e risorgiamo, noi
fatti misteriosi in questo amore.
E possiamo morirne se non viverne;
e, se inadatta per sepolcri e feretri,
questa leggenda correrà nei versi,
e se non entreremo nelle cronache,
leggiadra stanza avremo nei sonetti:
l’urna elegante si conviene a elette
ceneri quanto il tumulo maggiore.
E per quest’inno attesteranno i molti
Noi due, canonizzati per amore.
E invocheranno: voi che il reverendo
Amore fece mutuo romitorio
(e a voi fu pace amore, che ora è furia)
voi che traeste l’anima del mondo
e concentraste nelle vostre iridi
fatte così perfetti e spie
che a voi tutto riassunsero: paesi,
corti, città, - otteneteci dall’alto
di questo amore un calco!
Una poesia per celebrare l'amore oggi.
di John Donne in questo blog:
L'estasi - post 23 febbraio 2005
Il sogno - post 1 marzo 2005

Amor sacro e amor profano, secondo il nobile Tiziano Vecellio, amore luminosamente divino e manifestazione di eterna bellezza. Come non accostarvi l'amico John Donne e la sua "canonizzazione"?