convivium

Il mio posto del banchetto dove intreccio ghirlande d'amore e di bellezza per me stessa, per due persone molto amate e per i viandanti di passaggio.

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Blogger: harmonia
Sono una donna che cerca, in tutte le direzioni possibili. Mi sforzo di evitare pregiudizi e stereotipi. Ho scelto come logo un fiore di loto bianco che affonda le radici nel fango e attraversa l'acqua per aprirsi all'aria e al sole. Nella tradizione buddista è uno degli otto simboli del buon auspicio, quello che rappresenta la purezza del corpo, della parola e della mente. Ahimsa e harmònia sono ideali e comportamenti verso i quali tendo. L'altro mio blog l'ho chiamato CONVIVIUM per sottolinearne il carattere privato e intimo. E' il posto di tutto ciò che per me è espressione della bellezza del mondo.

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giovedì, 30 agosto 2007

di Percy Bysshe Shelley

I DUE SPIRITI: UN'ALLEGORIA

PRIMO SPIRITO

O Tu, che sulle ali di una forte passione,
vorresti fluttuare sopra la Terra - attento!
Un'ombra insegue il tuo volo di fuoco -
        la notte sta venendo!
Splendide sono le regioni eteree
e quando i venti e i raggi [...]
sarebbe una gioia errare lassù -
        la notte sta venendo!

SECONDO SPIRITO

In alto splendono le stelle eterne;
se voglio attraversare l'ombra della notte
dentro il mio cuore c'è la torcia dell'amore,
        e questa è il giorno!
Sorriderà la luna soavemente
sulle mie ali d'oro, dovunque esse si muovano;
le meteore indulgeranno attorno al mio volo
        facendo della notte il giorno.

PRIMO SPIRITO

Ma se i turbini delle tenebre destano
grandine e lampi e pioggia tempestosa -
vedi, i confini dell'aria sono scossi,
        la notte sta venendo!
Le rosse svelte nuvole dell'uragano
quel declinante sole hanno raggiunto,
il crepitare della grandine passa veloce sulla piana -
         la notte sta venendo!

SECONDO SPIRITO

Io vedo la luce, e sento il suono -
veleggerò sul fiotto della tempesta oscura
con la calma dentro e attorno la luce
         che fa della notte il giorno;
e tu, quando le tenebre saranno profonde e complete,
guarda dalla tua terra, opaca e torbida -
e scorgerai il mio volo, simile a quello della luna,
          su in alto, lontano.

*

Dicono alcuni che c'è un precipizio
dove un vasto pino assiderato sta per rovinare
su cumuli di nevi e baratri di ghiaccio
         fra le montagne alpine:
e che la languente tempesta, inseguendo
quella forma alata, vola per sempre
attorno ai suoi rami imbiancati, rinnovando
          le sue sorgenti aeree.

Dicono alcuni che quando le notti sono asciutte e chiare,
e le rugiade velenose dormono sulla palude,
il viandante sente dolci sussurri
        che fanno della notte il giorno -
e una figura argentea, come il suo primo amore, passa
in alto spinta dalla sua selvaggia e scintillante chioma:
e quando si risveglia sull'erba fragrante
        s'accorge che la notte è giorno.

*

THE TWO SPIRITS: AN ALLEGORY.

[Published by Mrs. Shelley, “Posthumous Poems”, 1824.]

FIRST SPIRIT:

O thou, who plumed with strong desire
Wouldst float above the earth, beware!
A Shadow tracks thy flight of fire—
Night is coming!
Bright are the regions of the air, 5
And among the winds and beams
It were delight to wander there—
Night is coming!

SECOND SPIRIT:

The deathless stars are bright above;
If I would cross the shade of night, 10
Within my heart is the lamp of love,
And that is day!
And the moon will smile with gentle light
On my golden plumes where’er they move;
The meteors will linger round my flight, 15
And make night day.

FIRST SPIRIT:

But if the whirlwinds of darkness waken
Hail, and lightning, and stormy rain;
See, the bounds of the air are shaken—
Night is coming! 20
The red swift clouds of the hurricane
Yon declining sun have overtaken,
The clash of the hail sweeps over the plain—
Night is coming!

SECOND SPIRIT:

I see the light, and I hear the sound; 25
I’ll sail on the flood of the tempest dark
With the calm within and the light around
Which makes night day:
And thou, when the gloom is deep and stark,
Look from thy dull earth, slumber-bound, 30
My moon-like flight thou then mayst mark
On high, far away.

...

Some say there is a precipice
Where one vast pine is frozen to ruin
O’er piles of snow and chasms of ice 35
Mid Alpine mountains;
And that the languid storm pursuing
That winged shape, for ever flies
Round those hoar branches, aye renewing
Its aery fountains. 40

Some say when nights are dry and clear,
And the death-dews sleep on the morass,
Sweet whispers are heard by the traveller,
Which make night day:
And a silver shape like his early love doth pass 45
Upborne by her wild and glittering hair,
And when he awakes on the fragrant grass,
He finds night day.

Percy Bysshe Shelley, Opere, EinaudiCollana: Biblioteca della Pleiaden. 16 - Pagine CXX-1856 - Formato 10x17,5 - Anno 1995 - EAN13 9788844600273 - Argomenti: Letteratura inglese, Poesia, Classici inglesi. Questo è il libro da cui traggo le traduzioni delle poesie di Shelley. Esaurito. QUI . 

Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works - Immagine: Caspar David Friedrich, Uomo e donna che contemplano la luna.

sabato, 02 giugno 2007

Allegorie dell'Amore

Artemisia Gentileschi_Venere e Cupido_1625-1630_Virginia Museum of Fine Arts

Mi chiedo se esista nell'universo qualcosa di paragonabile all'amore. Non c'è abisso più profondo, non c'è cielo più alto, non c'è mistero più grande. Almeno per me.

Elisabetta Sirani_Amorino mediceo trionfante_1635-1665

Nei miti e nelle allegorie il simbolo più ricorrente dell'amore è il corpo nudo della donna, la donna nel massimo fulgore della bellezza, ma anche la raffigurazione dell'amore stesso come bimbo innocente e giocoso.

Agnolo Bronzino_Allegoria dell'Amore con Venere e Cupido e il Tempo_1515-1572_National Gallery London

Dalla bellezza delle forme emanana la meraviglia della sensualità che si fa metafora della seduzione e del desiderio, nel divinum della natura.

*

Elisabetta Sirani in questo blog: QUI

postato da: harmonia alle ore 22:13 | link | commenti (5)
categorie: amore, arte, allegorie
sabato, 12 febbraio 2005

Amanti

Dante Gabriel Rossetti Dantis Amor 1860

    Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare. Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d'oriente de le dodici parti l'una d'un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono. Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia. In quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia ne li menimi polsi orribilmente; e tremando disse queste parole: «Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur michi». In quello punto lo spirito animale, lo quale dimora ne l'alta camera ne la quale tutti li spiriti sensitivi portano le loro percezioni, si cominciò a maravigliare molto, e parlando spezialmente a li spiriti del viso, sì disse queste parole: «Apparuit iam beatitudo vestra». ...

 

'Dante and Beatrice', 1883, by Henry Holiday (1839 - 1927)

    Poi che furono passati tanti die, che appunto erano compiuti li nove anni appresso l'apparimento soprascritto di questa gentilissima, ne l'ultimo di questi die avvenne che questa mirabile donna apparve a me vestita di colore bianchissimo, in mezzo a due gentili donne, le quali erano di più lunga etade; e passando per una via, volse li occhi verso quella parte ov'io era molto pauroso, e per la sua ineffabile cortesia, la quale è oggi meritata nel grande secolo, mi salutoe molto virtuosamente, tanto che me parve allora vedere tutti li termini de la beatitudine. L'ora che lo suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quello giorno; e però che quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire a li miei orecchi, presi tanta dolcezza, che come inebriato mi partio da le genti, e ricorsi a lo solingo luogo d'una mia camera, e puosimi a pensare di questa cortesissima. ... 

   E pensando di lei, mi sopragiunse uno soave sonno, ne lo quale m'apparve una maravigliosa visione: che me parea vedere ne la mia camera una nebula di colore di fuoco, dentro a la quale io discernea una figura d'uno segnore di pauroso aspetto a chi la guardasse; e pareami con tanta letizia, quanto a sé, che mirabile cosa era; e ne le sue parole dicea molte cose, le quali io non intendea se non poche; tra le quali intendea queste: «Ego dominus tuus». Ne le sue braccia mi parea vedere una persona dormire nuda, salvo che involta mi parea in uno drappo sanguigno leggermente; la quale io riguardando molto intentivamente, conobbi ch'era la donna de la salute, la quale m'avea lo giorno dinanzi degnato di salutare. E ne l'una de le mani mi parea che questi tenesse una cosa la quale ardesse tutta, e pareami che mi dicesse queste parole:«Vide cor tuum». E quando elli era stato alquanto, pareami che disvegliasse questa che dormia; e tanto si sforzava per suo ingegno, che le facea mangiare questa cosa che in mano li ardea, la quale ella mangiava dubitosamente. Appresso ciò poco dimorava che la sua letizia si convertia in amarissimo pianto; e così piangendo, si ricogliea questa donna ne le sue braccia, e con essa mi parea che si ne gisse verso lo cielo; onde io sostenea sì grande angoscia, che lo mio deboletto sonno non poteo sostenere, anzi si ruppe e fui disvegliato. E mantenente cominciai a pensare, e trovai che l'ora ne la quale m'era questa visione apparita, era la quarta de la notte stata; sì che appare manifestamente ch'ella fue la prima ora de le nove ultime ore de la notte. Pensando io a ciò che m'era apparuto, propuosi di farlo sentire a molti li quali erano famosi trovatori in quello tempo: e con ciò fosse cosa che io avesse già veduto per me medesimo l'arte del dire parole per rima, propuosi di fare uno sonetto, ne lo quale io salutasse tutti li fedeli d'Amore; e pregandoli che giudicassero la mia visione, scrissi a loro ciò che io aveva nel mio sonno veduto. E cominciai allora questo sonetto, lo quale comincia: A ciascun'alma presa.

A ciascun'alma presa e gentil core
nel cui cospetto ven lo dir presente,
in ciò che mi rescrivan suo parvente,
salute in lor segnor, cioè Amore.
Già eran quasi che atterzate l'ore
del tempo che onne s tella n'è lucente,
quando m'apparve Amor subitamente,
cui essenza membrar mi dà orrore.
Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.
Poi la svegliava, e d'esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.

Il mio modo di festeggiare San Valentino che non è necessariamente qualcosa di commerciale o quant'altro. Abbiamo rare occasioni di festeggiare l'amore, allora vada per San Valentino, anche se il vero amore è una festa giorno per giorno, dolcezza quotidiana ed estasi divina.

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Dante Alighieri, Vita nuova, II, III; Dante Gabriel Rossetti, Dantis amor (http://www.tate.org.uk/servlet/ViewWork?workid=12789); Henry Holiday, Dante e Beatrice, 1833 (http://www.liverpoolmuseums.org.uk/picture-of-month/displaypicture.asp?venue=2&id=152); Dante Gabriel Rossetti, Il Sogno di Dante,1871 (http://www.fh-augsburg.de/~harsch/italica/Cronologia/secolo14/Dante/dan_vit0.html)