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L'isola del lago di Innisfree
William Butler Yeats
Mi leverò e andrò, ora, andrò a Innisfree,
E costruirò una capanna laggiù, fatta d’argilla e canne,
Nove filari a fave avrò laggiù, un’arnia per le api da miele,
E solo starò nella radura ronzante d’api.
E avrò un po’ di pace laggiù, ché la pace discende goccia a goccia,
Discende dai velami del mattino fin dove canta il grillo;
La mezzanotte è tutto un luccichìo, il meriggio purpurea incandescenza,
La sera è piena d’ali di fanello.
Mi leverò e andrò, ora, ché sempre notte e giorno
Odo l’acqua del lago lambire con lievi suoni la sponda;
Stando in mezzo alla strada, sui marciapiedi grigi,
La sento nella fonda intimità del cuore.
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The lake isle of Innisfree
I WILL arise and go now, and go to Innisfree,
And a small cabin build there, of clay and wattles made:
Nine bean-rows will I have there, a hive for the honeybee,
And live alone in the bee-loud glade.
And I shall have some peace there, for peace comes dropping slow,
Dropping from the veils of the mourning to where the cricket sings;
There midnight's all a glimmer, and noon a purple glow,
And evening full of the linnet's wings.
I will arise and go now, for always night and day
I hear lake water lapping with low sounds by the shore;
While I stand on the roadway, or on the pavements grey,
I hear it in the deep heart's core.
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Desiderio della mente, tensione dello spirito, questo locus amoenus che rievoca l'incanto degli idilli teocritei. Innisfree è un luogo che esiste concretamente da qualche parte nel mondo, ma è anche il sogno dell'armonia naturale che ci portiamo dentro, nella nostra interiorità più profonda e più limpida.
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(Innisfree è un'isola piccolissima in Irlanda. L'immagine è una mia rappresentazione ideale. La traduzione è di Giorgio Melchiori, da Quaranta poesie, Einaudi, Torino, 1965)
Swami Vivekananda
Un Altro Cerchio
Un altro cerchio ascende
il sentiero a spirale della vita
e la navetta del Tempo -
muovendosi incessantemente
avanti e indietro tra dedali di ordito
e risplendenti trame di fili di vita -
tesse un intreccio ancora più forte.
Man nella mano stanno,
e guardandosi negli occhi
cercano di sondare le profondità
da cui sgorga l'amore eterno.
E scoprono che nessun potere
può fermare gli anni, ma dona
di nuovo loro la giovinezza
il tempo: generoso, puro, vero.
"Swamiji scrisse questa poesia nel 1899 ... sembra per la coppia che lo ospitava e che in quel periodo stava godendo di una nuova gioventù e felicità. ..."
Il dono di un libro in un felice assolato giorno d'inverno. Questa poesia comparve casualmente. C'è una tendenza insopprimibile a vedere auspici in questi piccoli eventi. Ieri, cercando Keats, il libro mi è caduto in mano, aprendosi alla stessa pagina, non per caso, ma perché la persona che me l'aveva regalato ha l'abitudine di piegare le pagine. In un angolo vicino al titolo ho letto: "Bologna. La Taverna di Roberto. Venerdì 23 Gennaio 2004." Fu un buon auspicio?