convivium

Il mio posto del banchetto dove intreccio ghirlande d'amore e di bellezza per me stessa, per due persone molto amate e per i viandanti di passaggio.

Chi sono

Blogger: harmonia
Sono una donna che cerca, in tutte le direzioni possibili. Mi sforzo di evitare pregiudizi e stereotipi. Ho scelto come logo un fiore di loto bianco che affonda le radici nel fango e attraversa l'acqua per aprirsi all'aria e al sole. Nella tradizione buddista è uno degli otto simboli del buon auspicio, quello che rappresenta la purezza del corpo, della parola e della mente. Ahimsa e harmònia sono ideali e comportamenti verso i quali tendo. L'altro mio blog l'ho chiamato CONVIVIUM per sottolinearne il carattere privato e intimo. E' il posto di tutto ciò che per me è espressione della bellezza del mondo.

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sabato, 30 giugno 2007

Tempo Felice

 

*

Ode al giorno felice

Questa volta lasciate
che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo
che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice.
Sono più sterminato
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto,
gli uccelli in cima,
il mare come un anello
intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia
sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo
è oggi la mia anima
canto e sabbia,
il mondo
è oggi la tua bocca,
lasciatemi
sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì, perché respiro
e perché respiri,
essere felice perché tocco
il tuo ginocchio
ed è come se toccassi
la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.

Oggi lasciate
che sia felice,
io e basta,
con o senza tutti,
essere felice
con l’erba,
e la sabbia,
essere felice
con te, con la tua bocca,
essere felice.

Pablo Neruda (dall'amica Blue)
 

postato da: harmonia alle ore 07:22 | link | commenti (7)
categorie: poesia, amore, diario, immagini dal web
martedì, 19 giugno 2007

LA NUVOLA

di Percy Bysshe Shelley

Io porto freschi scrosci per i fiori assetati,
   dai mari e le correnti,
porgo ombra lieve alle foglie adagiate
   nei loro sogni meridiani.
Dalle mie ali goccia la rugiada che ridesta                5
   ogni dolce bocciolo,
quando è cullato sul grembo di sua madre,
   che danza intorno al Sole.
Roteo un flagello di sferzante grandine
   e imbianco i verdi prati,                                      10
e poi di nuovo la dissolvo in pioggia,
   e rido, tuono e passo.

Vaglio la neve sopra i monti in basso,
   e i grandi pini gemono spauriti:
e tutta notte è il mio bianco guanciale,                     15 
   mentre io dormo in braccio alla bufera.
Sublime sulle torri dei miei aerei pergolati,
   lampeggiando il mio pilota siede;
in una grotta sotto è incatenato il tuono,
   urla e spasmodico si torce;                                   20
sopra la Terra e il Mare, dolcemente,
   questo pilota mi conduce,
attratto dall'amore dei genii che si muovono
   nelle profondità del mare viola;
sopra i torrenti, sulle rupi e i colli,                             25
   sopra i laghi e le pianure,
dovunque sogni, sotto una montagna o un fiume,
   lo Spirito che egli ama indugia;
e mentre io mi crogiolo nel sorriso del Cielo,
   egli si dissolve in pioggia.                                       30

L'Aurora rosso sangue, coi suoi occhi di meteora,
   e le sue penne ardenti dispiegate,
balza in groppa al mio nembo veleggiante,
   quando la stella del mattino splende morta;
come sul dente di una rupe montagnosa,                    35
   che un terremoto fa oscillare,
un'aquila posata può un attimo fermarsi nella luce
   delle sue ali d'oro.
Quando il Tramonto esala, dal Mare sotto illuminato,
   i suoi ardori di riposo e amore,                                40
e il vermiglio manto della sera cade
   dalla profondità del Cielo,
con le ali chiuse, sul mio aereo nido, immobile
   come una colomba che cova.

Quella sferica vergine, di bianco fuoco carica,             45
   che Luna chiamano i mortali,
scivola scintillando sul mio lanoso piano,
   dalle brezze di mezzanotte sparso;
e ovunque il battito dei suoi piedi invisibili,
   che solo gli angeli odono,                                         50
abbia strappato il fine tetto della mia tenda, stelle
   le spuntan dietro, e occhieggiano;
e io rido nel vederle sfrecciare e vorticare,
   come uno sciame di api d'oro,
quando allargo lo strappo della mia tenda di vento,       55
   finché i calmi fiumi, i laghi e i mari,
come lembi di cielo caduti dall'alto attraverso di me,
   sono coperti dalla luna e dalle stelle.

Io stringo il trono del Sole in una cinta ardente
   e quello della Luna in un laccio di perle;                     60
i vulcani s'oscurano, e le stelle ruotano e nuotano
   quando i turbini il mio stendardo spiegano.
Da un promontorio all'altro, come l'arco di un ponte
   su un mare turbolento, non lasciando
che i raggi del sole mi attraversino, resto sospesa come un tetto -  65
   che i monti siano i suoi pilastri!
E l'arco di trionfo, sotto il quale io marcio
   con uragano, fuoco e neve,
quando i Poteri dell'Aria sono incatenati al mio seggio,
   è l'Arco di milioni di colori;                                           70
in alto la sfera di fuoco tesseva le sue molli tinte
   mentre l'umida Terra di sotto rideva.

Io sono la figlia della Terra e dell'Acqua,
   la pupilla del Cielo;
passo attraverso i pori del mare e delle rive; mi trasformo, 75
   ma non posso morire -
giacché dopo la pioggia, quando senza una macchia
   il padiglione del Cielo è nudo,
e i venti e il sole, coi suoi raggi dai convessi bagliori,
   fanno l'azzurra cupola dell'Aria -                                     80
io silenziosamente rido del mio cenotafio,
   e dalle grotte della pioggia,
come un bimbo dal grembo, come uno spettro dalla tomba,
   risorgo, e lo ridisfo ancora.

*

Si dispiega nelle figure del divenire e nelle immagini della mente questo monologo della nuvola, che racconta i cicli della natura e il continuo farsi e disfarsi della vita.

da Shelley,

Opere, Einaudi Gallimard, pagg. 625-629
postato da: harmonia alle ore 15:56 | link | commenti (6)
categorie: poesia, shelley, fotografie mie
mercoledì, 13 giugno 2007

BACCO E ARIANNA

Tiziano Vecellio, Bacco e Arianna,1523-24, Londra, National Gallery

*

Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti:
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.

........

.

Lorenzo de' Medici, dai Canti Carnascialeschi

*

Grande trasporto e agitazione di corpi nel dipinto, ardore e gioie d'amore nella corrente del tempo che "fugge e inganna". Malinconia dionisiaca?

postato da: harmonia alle ore 08:01 | link | commenti (5)
categorie: poesia, amore, arte, letteratura italiana, immagini dal web
giovedì, 07 giugno 2007

TERRA

Planisferi e rappresentazioni [2]

Babilonia centro del mondo

A ritroso, dalla rappresentazione precisa di Google Earth a questa mappa considerata la più antica fra quelle in nostro possesso. Una rappresentazione asiocentrica, un mondo circolare in cui Babilonia e' centro e perno. Sette piccoli cerchi senza nome disposti a corona e intorno i due grandi cerchi dell'Oceano che chiudono lo spazio. Al di la' dell'Oceano ci sono sette triangoli, di cui uno solo intero, a cui corrispondono le Sette Isole, come informa il testo a caratteri cuneiformi su entrambe le facce della tavoletta. La datazione ci colloca tra il 600 e il 500 avanti Cristo, un tempo in cui Babilonia era ancora una citta' fiorente. Il riflesso della percezione di sé di una civiltà umana nell'immagine geografica è qui massimamente evidente: Babilonia si considera il centro del mondo e come tale si definisce geograficamente. I nostri planisferi continueranno questa tradizione. Chi non ricorda le nostre gloriose carte geografiche dal carattere eurocentrico?

Bruegel_Torre di Babele_1563 [da Wikipedia]

E' celebre quest'opera di Bruegel che ricorda l'ogogliosa impresa della Torre di Babele progettata per arrivare fino al cielo. Anche il nome è rivelatore di una autoconsiderazione altissima: Bab-llu, la Porta di Dio.

Babilonia_da una mappa della BBC

TERRA. Planisferi e rappresentazioni [1]:  >>>QUI<<<

 

sabato, 02 giugno 2007

Allegorie dell'Amore

Artemisia Gentileschi_Venere e Cupido_1625-1630_Virginia Museum of Fine Arts

Mi chiedo se esista nell'universo qualcosa di paragonabile all'amore. Non c'è abisso più profondo, non c'è cielo più alto, non c'è mistero più grande. Almeno per me.

Elisabetta Sirani_Amorino mediceo trionfante_1635-1665

Nei miti e nelle allegorie il simbolo più ricorrente dell'amore è il corpo nudo della donna, la donna nel massimo fulgore della bellezza, ma anche la raffigurazione dell'amore stesso come bimbo innocente e giocoso.

Agnolo Bronzino_Allegoria dell'Amore con Venere e Cupido e il Tempo_1515-1572_National Gallery London

Dalla bellezza delle forme emanana la meraviglia della sensualità che si fa metafora della seduzione e del desiderio, nel divinum della natura.

*

Elisabetta Sirani in questo blog: QUI

postato da: harmonia alle ore 22:13 | link | commenti (5)
categorie: amore, arte, allegorie