convivium

Il mio posto del banchetto dove intreccio ghirlande d'amore e di bellezza per me stessa, per due persone molto amate e per i viandanti di passaggio.

Chi sono

Blogger: harmonia
Sono una donna che cerca, in tutte le direzioni possibili. Mi sforzo di evitare pregiudizi e stereotipi. Ho scelto come logo un fiore di loto bianco che affonda le radici nel fango e attraversa l'acqua per aprirsi all'aria e al sole. Nella tradizione buddista è uno degli otto simboli del buon auspicio, quello che rappresenta la purezza del corpo, della parola e della mente. Ahimsa e harmònia sono ideali e comportamenti verso i quali tendo. L'altro mio blog l'ho chiamato CONVIVIUM per sottolinearne il carattere privato e intimo. E' il posto di tutto ciò che per me è espressione della bellezza del mondo.

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sabato, 31 marzo 2007

AKUABA

Bambola della Fertilita'

Ghana Occidentale. Per la tribu' Ashanti la bambola Akuaba simoleggia la vita, la donna e la fertilita'.

 

lavori in corso ...

LINK: 1. Library of Congress - 2.  Metmuseum

postato da: harmonia alle ore 14:25 | link | commenti (9)
categorie: arte, link, africa
martedì, 27 marzo 2007

Piccolissimi fiori rosa di primavera

 

Primo giorno di un sogno rosato, con una fata "tanto gentile e tanto onesta", mano nella dolce mano, sguardo nello sguardo splendente, anima nell'anima amorosa.

postato da: harmonia alle ore 14:45 | link | commenti (5)
categorie: fiori, vita, diario, foto fib
domenica, 18 marzo 2007

Tempo di dormire

di Hermann Hesse

Andando a dormire

Ora il giorno mi ha affaticato,
il mio fervido desiderio dovrà 
serenamente la notte stellata
accogliere, come un bambino stanco.

Mani, lasciate ogni attività,
fronte, dimentica tutti i pensieri;
tutti i miei sensi ora
vogliono sprofondare nel sonno.

E l'anima, non vigilata,
vuole volare su libere ali,
nel cerchio magico della notte
per vivere intensamente mille volte.

 

Beim Schlafengehen

Nun der Tag mich müd gemacht,
soll mein sehnliches Verlangen
freundlich die gestirnte Nacht
wie ein müdes Kind empfangen.

Hände laßt von allem Tun,
Stirn, vergiß du alles Denken,
alle meine Sinne nun
wollen sich in Schlummer senken.

Und die Seele, unbewacht,
will in freien Flügeln schweben,
um im Zauberkreis der Nacht
tief und tausendfach zu leben.

Un sereno accogliere la notte, un quieto scivolare nel sonno, un libero librarsi nell'universo, per continuare a vivere in mille altre forme. Un inarrestabile allontanamento nel lucore della notte stellata, uno struggimento estremo che  Richard Strauss trasformò in musica e canto, il terzo degli Ultimi quattro Lieder.

postato da: harmonia alle ore 00:08 | link | commenti (6)
categorie: fiori, musica, poesia, amore, vita, diario, arte, hesse, letteratura tedesca, foto fib
sabato, 10 marzo 2007

Eden

Jean Delville - Dante beve l'acqua del Lete

Cammina Dante per la campagna sulla sommità del Purgatorio, cammina "lento lento" e senza alcun turbamento, "su per lo suol che d'ogne parte auliva", fra leggeri soffi d'aria e lieti canti di uccelli. E avanza "dentro a la selva antica" del paradiso terrestre fino a "un rio,/ che 'nver sinistra con sue picciole onde/ piegava l'erba che 'n sua ripa uscìo". Il rio è il mitico Lete  a cui si abbeveravano i beati nell'oltretomba greco per dimenticare il passato e non averne nostalgia. Nell'eden della Commedia, invece, il fiume dona l'oblio del peccato, e scorre con l'Eunoè, le cui acque hanno il potere di conservare la memoria del bene. E' il sogno dell'innocenza originaria:

     «Quelli ch'anticamente poetaro 
l'età de l'oro e suo stato felice, 
forse in Parnaso esto loco sognaro.    141
      Qui fu innocente l'umana radice; 
qui primavera sempre e ogne frutto; 
nettare è questo di che ciascun dice». 

Purgatorio, XXVIII, 139-144

Dante sa di rievocare una fantasia dei poeti antichi, quasi fosse un lontano presentimento dell'idea cristiana. Sente forse l'eco del canto di Ovidio e della favola bella di una passata età dell'oro. Non risuona forse anche in noi il mito eternamente ricorrente di una felice realtà perduta?

Aurea  prima sata est aetas, quae vindice nullo,
sponte sua, sine lege fidem rectumque colebat.        90
.....
Ipsa quoque immunis rasyroque intacta nec ullis   
saucia vomeribus per se dabat omnia tellus;
contentique cibis nulla cogente creatis
Arbuteos fetus montanaque fraga legebant
Cornaque et in duris haerentia mora rubetis            105
Et quae deciderant patula Iovis arbore glandes.
Ver erat aeternum placidique tepentibus auris
Mulcebant zephyri natos sine semine flores.
Mox etiam fruges tellus inarata ferebat
Nec renovatus ager gravidis canebat aristis;           110
Flumina iam lactis, iam flumina nectaris ibant
Flavaque de viridi stillabant ilice mella.

*****  

Per prima fiorì l'età dell'oro, che senza giustizieri
o leggi, spontaneamente onorava lealtà e rettitudine.       90  
.....
Libera, non toccata dal rastrello, non solcata
dall'aratro, la terra produceva ogni cosa da sé
e gli uomini, appagati dei cibi nati spontaneamente,
raccoglievano corbezzoli, fragole di monte,
corniole, more nascoste tra le spine dei rovi
e ghiande cadute dall'albero arioso di Giove.
Era primavera eterna: con soffi tiepidi gli Zefiri
accarezzavano tranquilli i fiori nati senza seme,
e subito la terra non arata produceva frutti,
i campi inesausti biondeggiavano di spighe mature;
e fiumi di latte, fiumi di nettare scorrevano,
mentre dai lecci verdi stillava il miele dorato.

Ovidio, Metamorfosi, I, 89-112


Jan Bruegel il vecchio - Paradiso terrestre

postato da: harmonia alle ore 21:27 | link | commenti (8)
categorie: poesia, diario, arte, letteratura italiana, letteratura latina
venerdì, 02 marzo 2007

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Percy Bysshe Shelley

The Sensitive Plant

PART 1.

A Sensitive Plant in a garden grew,
And the young winds fed it with silver dew,
And it opened its fan-like leaves to the light.
And closed them beneath the kisses of Night.

And the Spring arose on the garden fair, 5
Like the Spirit of Love felt everywhere;
And each flower and herb on Earth’s dark breast
Rose from the dreams of its wintry rest.

.....

Conclusion

Whether the Sensitive Plant, or that
Which within its boughs like a Spirit sat,    115
Ere its outward form had known decay,
Now felt this change, I cannot say.

Whether that Lady’s gentle mind,
No longer with the form combined
Which scattered love, as stars do light,      120
Found sadness, where it left delight,

I dare not guess; but in this life
Of error, ignorance, and strife,
Where nothing is, but all things seem,
And we the shadows of the dream,              125

It is a modest creed, and yet
Pleasant if one considers it,
To own that death itself must be,
Like all the rest, a mockery.

That garden sweet, that lady fair,                130
And all sweet shapes and odours there,
In truth have never passed away:
’Tis we, ’tis ours, are changed; not they.

For love, and beauty, and delight,
There is no death nor change: their might  135
Exceeds our organs, which endure
No light, being themselves obscure.

Questa è la mia traduzione:

Una Sensitiva cresceva in un giardino,
E i giovani venti la nutrivano con rugiada d'argento,
E apriva alla luce le sue foglie come ventagli,
E li chiudeva sotto i baci della Notte. 

E la Primavera comparve nel bel giardino,                                          5
Come lo Spirito d'Amore sentito in ogni luogo
E ogni fiore ed erba sull'oscuro seno della Terra
Si levò dai sogni del suo riposo invernale

.....

Se questa Sensitiva, o ciò
Che stava dentro i suoi rami come uno Spirito,
Prima che la sua forma esteriore conoscesse il decadimento,            115
Abbia ora sentito questo cambiamento, non saprei dirlo.

Se l'animo gentile di quella Signora,
Non più unito con la forma
Da cui scaturiva amore, come luce dalle stelle,                                 120
Abbia trovato tristezza, dove c'era gioia,

Io non oserei indovinarlo; ma in questa vita
Di errore, ignoranza, e lotta,
Dove nulla è, ma ogni cosa appare,
E noi siamo le ombre del sogno,                                                      125

E' una semplice credenza, e tuttavia
Gradita se uno la consideri,
Riconoscere che la morte stessa debba essere,
Come tutto il resto, una beffa.

Quel soave giardino, quella bella signora,                                          130
E tutte quelle dolci forme e quei profumi,
In verità  non sono mai passati:
Siamo noi, sono le nostre cose, che sono cambiate; non loro.

Per l'amore, e la bellezza, e la gioia,
non c'è morte né cambiamento: la loro forza                                   135
eccede i nostri sensi, che non sostengono
La luce, essendo essi stessi oscuri.

*

Si distende nella conclusione del poemetto la visione poetica di Shelley, la visione del perenne divenire del mondo che appare nell'immutabile principio universale.

Link: Percy Bysshe Shelley, The Complete Poetical Works, The Sensitive Plant

postato da: harmonia alle ore 16:10 | link | commenti (10)
categorie: poesia, filosofia, shelley, letteratura europea