FRATTALI
TEMPLI HINDU

"Corridoio nel tempio di Ramanatha Swamy, Rameshwaram, Tamil Nadu, South India. I pilastri danno una sensazione di ricorsione che suggerisce una profondità infinita"

"Sorgenti shikharas (sanscrito: "vetta o cresta"), simili a frattali, del tempio di Kandariya in Khajuraho"

"Sezione del tempio di Kandariya a Khajuraho"

"Immagine a colori del tempio Kandariya, Kajuraho"

"Massiccia shikhara del tempio Kandariya , che mostra la autosimilarità di molte aspetti architettonici tipici"

"Emergere nella luce da un tempio dell'India meridionale"
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"Dove il mondo cessa di essere il palcoscenico delle nostre speranze e dei nostri desideri per divenire l'oggetto della libera curiosità e della contemplazione, lì iniziano l'arte e la scienza. Se cerchiamo di descrivere la nostra esperienza all'interno degli schemi della logica, entriamo nel mondo della scienza; se, invece, le relazioni che intercorrono tra le forme della nostra rappresentazione sfuggono alla comprensione razionale e pur tuttavia manifestano intuitivamente il loro significat, entriamo nel mondo della creazione artistica. Ciò che accomuna i due mondi è l'aspirazione a qualcosa di non arbitrario, di universale." Einstein
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Cadere dalla geometria euclidea nella "geometria frattale" è un' esperienza meravigliosa, scientifica e artistica, anche per me che sono poco esperta di matematica (ahimè). Ed è stupefacente ritrovare con mirabile evidenza queste forme autosimili e autogeneranti nelle linee antichissime dei templi Hindu che sembrano accomunare i due mondi della scienza e dell'arte di cui parla Einstein, e alla mia anima rendono manifesto il senso del sacro sublime nell'universo.
L'incanto dei "sistemi dinamici complessi", reso accessibile a tutti dalla grafica informatica, è dovunque
nella cresta verdeazzurra di un'onda
nelle sabbia striata sul limitare del mare
nei contorni arzigogolati delle piante
nei bordi incostanti delle nuvole ... o ... dovunque.
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Immagini e didascalie dal sito HINDU TEMPLE FRACTALS.
Testo di riferimento: Heinz-Otto Peitgen e Peter H. Richter, "LA BELLEZZA DEI FRATTALI - Immagini di sistemi dinamici complessi", Bollati Boringhieri, 1987 - QUI
Buon Compleanno, Dolcetta!
Eccoti in regalo la Cometa McNaught di passaggio OGGI nei cieli del Sud in tutto il suo splendore. Spero che ti piaccia questo lumen radians che si muove nelle misteriose geometrie dell'universo e nella musica celeste degli astri lungo un percorso che abbraccia anche noi con il Sole e la Terra.
Sogno

SOGNO
Ho sognato
stanotte
una
piana
striata
d’una
freschezza
In veli
varianti
d’azzur’oro
alga
Giuseppe Ungaretti

di Jorge Luis Borges
HERMAN MELVILLE
Sempre lo circondò il mare dei suoi avi,
I sassoni che al mare diedero il nome
Rotta della balena, in cui si adunano
Le due enormi cose, la balena
E i mari che lungamente solca.
Fu sempre il suo mare. Quando i suoi occhi
Videro in alto mare le grandi acque
Già lo aveva anelato e posseduto
In quell'altro mare, che è la Scrittura,
O nei contorni degli archetipi.
Uomo, si diede ai mari del pianeta
E alle estenuanti navigazioni
E conobbe l'arpione arrossato
Da Leviatano e la sabbia striata
Ll'odore delle notti e dell'alba
E l'orizzonte dove il caso è in agguato
E la felicità di essere coraggioso
E il piacere, infine di scorgere Itaca.
Debellatore del mare, calpestò la terra
Ferma che è la radice delle montagne
E in quella che segna una vaga carta di navigazione,
Quieta nel tempo, una bussola addormentata.
Nell'ereditata ombra dei frutteti,
Melville attraversa i pomeriggi di New England
Ma lo abita il mare. E' l'obbrobrio
Del mutilato capitano del Pequod,
Il mare indecifrabile e le burrasche
E l'abominazione del biancore.
E' il grande libro. E' l'azzurro Proteo.

Siempre lo cercò el mar de sus mayores,
Los sajones, que al mar dieron el nombre
Ruta de la ballena, en que se aùnan
Las dos enormes cosas, la ballena
Y los mares que largamente surca.
Siempre fue suyo el mar las grandes aguas
Ya lo habia anhelado y poseido
En aquel otro mar, que es la Escritura,
O en el dintorno de los arquetipos.
Hombre, se dio a los mares del planeta
Y a las agotadoras singladuras
Y conociò el arpòn enrojecido
Por Leviathàn y la rayada arena
Y el olor de las noches y del alba
Y el horizonte en que el azar acecha
Y la felicidad de ser valiente
Y el gusto, al fin, de divisar a itaca.
Debelador del mar, pisò la tierra
Firme que es la raìz de las montanas
Y en la que marca un vago derrotero,
Qiueta en el tiempo, una dormida brùjula.
A la heredada sombra de los huertos,
Melville cruza las tardes de New England
Pero lo habita el mar. Es el oprobio
del mutilado capitàn del Pequod,
El mar indescifrable y las borrascas
Y la abominaciòn de la blancura.
Es el gran libro. Es el azul Proteo.
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Totalmente affascinata, continuo con il Borges dei grandi poeti, filosofi, scrittori.
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Poesie di Borges a: Baruch Spinoza - Spinoza - Joyce - Khayyam - Melville - Milton
"Ho vegliato le notti serene"

...
ma il tuo alto valore e lo sperato piacere della dolce amicizia 140
mi persuadono tuttavia a sostenere qualsiasi fatica
e m'inducono a vegliare durante le notti serene
escogitando con quali parole e quale canto alfine
possa diffondere davanti alla tua mente una splendida luce,
per cui tu riesca a vedere il fondo delle cose arcane. 145
Queste tenebre, dunque, e questo terrore dell'animo,
occorre che non i raggi del sole né i dardi lucenti del giorno
disperdano, bensì la realtà naturale e la scienza.
Titus Lucretius Carus, De Rerum Natura. vv. 140-148
Buon viaggio tra i giorni del 2007

Auguri a tutti noi che siamo arrivati su questa magnifica Terra blu e bianca dalle profondità primordiali del cosmo, dopo vicende lunghe miliardi di anni, e ora ne abbiamo uno nuovo da vivere.
365 giorni che guardiamo con speranze, desideri, timori, aspettative, sogni.
Buona fortuna, viandanti!

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Sogno le profondità primordiali come se potessero offrire un aggancio alla mia immensa solitudine umana, mentre mi vibrano dentro antiche domande essenziali. Cerco d'afferrare un senso purchessia che mi sfugge e svapora nello splendore cosmico, pur generoso. Corro e danzo dietro visioni che continuamente si dissolvono, e allora mi ripiego nei sussurri della piccola anima terrestre come fra i petali di fiori immortali. L'ultimo giorno dall'anno, uguale a ogni altro giorno, acuisce gli inquieti soffi del mutamento incessante e incomprensibile e risveglia i timori e le speranze di sempre. Mi sento scandita dal tempo nell'alternanza di malinconie e dolcezze , come sempre accade sul limitare di un nuovo anno.
Immagine: vedi commento
suavis amicitiae quemvis efferre laborem
suadet et inducit noctes vigilare serenas
quaerentem dictis quibus et quo carmine demum
clara tuae possim praepandere lumina menti,
res quibus occultas penitus convisere possis. 145
Hunc igitur terrorem animi tenebrasque necessest
non radii solis neque lucida tela diei
discutiant, sed naturae species ratioque.
Visioni di celeste calma assoluta e memorie del sublime stato d'animo lucreziano che "inducit noctes vigilare serenas" si mescolano nelle mie fantasie su mondi remoti e sconosciute armonie.
Mi domando che cosa sottenda l'armonia, che nel greco antico 'harmonìa' vuol dire 'connessione' e poi avanti con il traslato 'concordia' di persone cose suoni in Platone, e la musica con la proporzione matematica dei e degli intervalli suoni dei pitagorici, e la retorica 'intonazione' della voce secondo Aristotele, e il filosofico 'principio di unione' di cui parlava Empedocle, e molto altro ancora.
C'è qualcosa di più misteriosamente affascinante di quel verso del Paradiso "con l’armonia che temperi e discerni" (I, 78) in cui Dante incontra la musica delle sfere?