convivium

Il mio posto del banchetto dove intreccio ghirlande d'amore e di bellezza per me stessa, per due persone molto amate e per i viandanti di passaggio.

Chi sono

Blogger: harmonia
Sono una donna che cerca, in tutte le direzioni possibili. Mi sforzo di evitare pregiudizi e stereotipi. Ho scelto come logo un fiore di loto bianco che affonda le radici nel fango e attraversa l'acqua per aprirsi all'aria e al sole. Nella tradizione buddista è uno degli otto simboli del buon auspicio, quello che rappresenta la purezza del corpo, della parola e della mente. Ahimsa e harmònia sono ideali e comportamenti verso i quali tendo. L'altro mio blog l'ho chiamato CONVIVIUM per sottolinearne il carattere privato e intimo. E' il posto di tutto ciò che per me è espressione della bellezza del mondo.

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mercoledì, 26 luglio 2006

Un tramonto americano

Da mia figlia "dolcetta" mi è arrivato questo tramonto fulgido d'oro e pervinca che avvolge la sua casa fatata. Una esperienza fotografica dell'Empire des Lumières di Magritte. Corre l'immaginazione ai tesori racchiusi nello scrigno segreto velato-svelato dal fulgore di irripetibili luci sovrumane.

Beauty

A nobler want of man is served by nature, namely, the love of Beauty.

The ancient Greeks called the world κόσμος|{kosmos}, beauty. Such is the constitution of all things, or such the plastic power of the human eye, that the primary forms, as the sky, the mountain, the tree, the animal, give us a delight in and for themselves; a pleasure arising from outline, color, motion, and grouping. This seems partly owing to the eye itself. The eye is the best of artists. By the mutual action of its structure and of the laws of light, perspective is produced, which integrates every mass of objects, of what character soever, into a well colored and shaded globe, so that where the particular objects are mean and unaffecting, the landscape which they compose, is round and symmetrical. And as the eye is the best composer, so light is the first of painters. There is no object so foul that intense light will not make beautiful. And the stimulus it affords to the sense, and a sort of infinitude which it hath, like space and time, make all matter gay. Even the corpse has its own beauty. But besides this general grace diffused over nature, almost all the individual forms are agreeable to the eye, as is proved by our endless imitations of some of them, as the acorn, the grape, the pine-cone, the wheat-ear, the egg, the wings and forms of most birds, the lion's claw, the serpent, the butterfly, sea-shells, flames, clouds, buds, leaves, and the forms of many trees, as the palm.

Ralph Waldo Emerson, Nature, Shambala, Boston & London, 2003, pag. 8

To K&S.

 

 

postato da: harmonia alle ore 16:37 | link | commenti (2)
categorie: diario, arte, fotografie mie
lunedì, 24 luglio 2006

di Jorge Luis Borges

Invocazione a Joyce

Dispersi in disperse capitali,
solitari e molti,
giocavamo a essere il primo Adamo
che dette nome alle cose.
Per i vasti declivi della notte
che confinano con l'aurora,
cercammo (lo ricordo ancora) le parole
della luna, della morte, della mattina
e gli altri abiti dell'uomo.
Fummo l'immagismo, il cubismo,
le conventicole e le sette
che le credule università venerano.
Inventammo l'assenza di punteggiatura,
l'omissione delle maiuscole,
le strofe a forma di colomba
dei bibliotecari di Alessandria.
Cenere, la fatica delle nostre mani
e un fuoco ardente nostra fede.

Invocaciòn a Joyce

Dispersos en dispersas capitales,
solitarios y muchos,
jugàbamos a see el primer Adàn
que dio nombre a las cosas.
Po los vastos declives de la noche
que lindan con la aurora,
buscamos (lo recuerdo aùn) las palabras
de la luna, de la muerte, de la manana
y de los otros habitos del hombre.
Fuimos el imagismo, el cubismo,
los conventìculos y sectas
que las cré dulas universidades veneran.
Inventamos la falta de punctuaciòn,
la omisiòn de mayùsculas,
las estrofas en forma de paloma
de los bibliotecarios de Alejandrìa.
Ceniza, la lbor de nuestra manos
y un fuego ardiente nuestra fe.

Mi colpisce il numero di poesie che Borges dedicò ad altri poeti e letterati. In questa a Joyce noto con commozione la rievocazione orgogliosa ma sconsolata dei tentativi e delle ricerche di una vita, e l'ardore della fede umana e artistica.

Poesie di Borges a: Baruch Spinoza - Spinoza  - Joyce - Khayyam - Melville - Milton


postato da: harmonia alle ore 09:05 | link | commenti (1)
categorie: poesia, borges-poesie a scrittori
giovedì, 13 luglio 2006

di Jorge Luis Borges

 SPINOZA

Las traslúcidas manos del judío
labran en la penumbra los cristales
y la tarde que muere es miedo y frío.
(Las tardes a las tardes son iguales.)

Las manos y el espacio de jacinto
que palidece en el confín del Ghetto
casi no existen para el hombre quieto
que está soñando un claro laberinto.

No lo turba la fama, ese reflejo
de sueños en el sueño de otro espejo,
ni el temeroso amor de las doncellas.

Libre de la metáfora y del mito
labra un arduo cristal: el infinito
mapa de Aquel que es todas Sus estrellas.

SPINOZA

Le traslucide mani dell'ebreo
sfaccettano nella penombra i cristalli
e la sera che muore è paura e freddo.
(Le sere alle sere sono uguali).

Le mani e lo spazio di giacinto
che impallidisce sul confine del Ghetto
quasi non esistono per l'uomo quieto
che sta sognando un chiaro labirinto.

Non lo turba la fama, quel riflesso
di sogni nel sogno di un altro specchio,
né il timoroso amore delle fanciulle.

Libero dalla metafora e dal mito
sfaccetta un arduo cristallo: l'infinita
Mappa di Colui che è tutte le Sue stelle.

Borges dedicò due poesie a Spinoza: Baruch Spinoza e Spinoza. Certo Borges amava Spinoza, e io condivido questo amore profondamente. 

Poesie di Borges a: Baruch Spinoza - Spinoza  - Joyce - Khayyam - Melville - Milton

postato da: harmonia alle ore 06:27 | link | commenti (7)
categorie: poesia, borges-poesie a scrittori
mercoledì, 05 luglio 2006

Giacomo Leopardi

A un vincitore nel pallone

Di gloria il viso e la gioconda voce
Garzon bennato, apprendi,
E quanto al femminile ozio sovrasti
La sudata virtude. Attendi attendi,
Magnanimo campion (s'alla veloce
Piena degli anni il tuo valor contrasti
La spoglia di tuo nome), attendi e il core
Movi ad alto desio. Te l'echeggiante
Arena e il circo, e te fremendo appella
Ai fatti illustri il popolar favore;
Te rigoglioso dell'età novella
Oggi la patria cara
Gli antichi esempi a rinnovar prepara.
Del barbarico sangue in Maratona
Non colorò la destra
Quei che gli atleti ignudi e il campo eleo,
Che stupido mirò l'ardua palestra,
Nè la palma beata e la corona
D'emula brama il punse. E nell'Alfeo
Forse le chiome polverose e i fianchi
Delle cavalle vincitrici asterse

Tal che le greche insegne e il greco acciaro
Guidò de' Medi fuggitivi e stanchi

Nelle pallide torme; onde sonaro
Di sconsolato grido
L'alto sen dell'Eufrate e il servo lido.
Vano dirai quel che disserra e scote
Della virtù nativa
Le riposte faville? e che del fioco
Spirto vital negli egri petti avviva
II caduco fervor? Le meste rote
Da poi che Febo instiga, altro che gioco
Son l'opre de' mortali? ed è men vano
Della menzogna il vero? A noi di lieti
Inganni e di felici ombre soccorse
Natura stessa: e là dove l'insano
Costume ai forti errori esca non porse,
Negli ozi oscuri e nudi
Mutò la gente i gloriosi studi.
Tempo forse verrà ch'alle ruine
Delle italiche moli
Insultino gli armenti, e che l'aratro
Sentano i sette colli; e pochi Soli
Forse fien volti, e le città latine
Abiterà la cauta volpe, e l'atro
Bosco mormorerà fra le alte mura;
Se la funesta delle patrie cose
Obblivion dalle perverse menti
Non isgombrano i fati, e la matura
Clade non torce dalle abbiette genti
Il ciel fatto cortese

 

Dal rimembrar delle passate imprese.
Alla patria infelice, o buon garzone,

Sopravviver ti doglia.
Chiaro per lei stato saresti allora
Che del serto fulgea, di ch'ella è spoglia,
Nostra colpa e fatal. Passò stagione;
Che nullo di tal madre oggi s'onora:
Ma per te stesso al polo ergi la mente.
Nostra vita a che val? solo a spregiarla:
Beata allor che ne' perigli avvolta,
Se stessa obblia, nè delle putri e lente 
Ore il danno misura e il flutto ascolta 
Beata allor che il piede 
Spinto al varco leteo, più grata riede.

.

Vittoria della squadra italiana nella partita con la Germania dei Mondiali 2006. E' solo una semifinale, ma è stata una bella vicenda sportiva.

.

Forza Italia! Forza Azzurri!

.

Henri Rousseau, Les Joueurs de football, 1908

Alfonso Gatto

La partita di calcio

Boccaccio era il portiere,
il gran portiere giallo
della squadra del quartiere.
Stava all’erta come un gallo

sulla porta del campetto
alla periferia.
Diceva: "Qua sul petto,
ed ogni palla è mia".

Ma quel giorno, chi lo sa,
sbuca di qua sbuca di là
- Boccaccio attento! - pa pa
la palla è in rete. "Ma va,
ma va, Boccaccio, è uno".

Attento, di qua di là,
passa non passa, tira.
Boccaccio si rigira;
si tuffa - passerà?-
"Qui non passa nessuno",
ma la palla è nel sacco.

E son due. Lo smacco,
i fischi, e poi sotto...
"Salta a pugno, Boccaccio,
ma non la vedi dov’è,
salta, salta..." E son tre.

E quattro e cinque e sei.
- Boccaccio dove sei?-
E sette e otto e nove
e piove e piove e piove
con grandine e con tuoni. 
Quattordici palloni
nella rete di Boccaccio
poveretto poveraccio,
bianco come uno straccio
col berretto da fantino
ubriaco senza vino.

Quanti fischi! e poi "cretino",
"pastafrolla", "posapiano",
"tappabuchi", "moscardino!"
Oh, quel povero Boccaccio
nella furia del baccano
si strappava i suoi capelli
e la folla dai cancelli
gli gridava: "Ancora, ancora".

Tutti tutti, ad uno ad uno
si strappò capelli e baffi
e poi schiaffi sopra schiaffi
si ridette per lezione.
Restò lì con la sua testa
tonda, liscia come palla.
"Oh, son quindici con questa
- gli gridò dietro la folla -
tappabuchi, pastafrolla
vai a guardia d’un portone...!"

E difatti il buon Boccaccio
col berretto e col gallone,
mani pronte e spazzolone,
oggi è a guardia d’un portone
dove passano persone
che fermare egli non può,
dieci venti cento e più.

Voglio fare festa oggi, ripescando poesie e immagini nella memoria prima appannata.
postato da: harmonia alle ore 07:43 | link | commenti (3)
categorie: poesia, diario, arte, letteratura italiana
martedì, 04 luglio 2006

di Jorge Luis Borges

Baruch  Spinoza

Bruma de oro, el Occidente alumbra
La ventana. El asiduo manuscrito
Aguarda, ya cargado de infinito.
Alguien construye a Dios en la penumbra
Un hombre engendra a Dios. Es un judio
De tristes ojos y de piel cetrina;
Lo lleva el tiempo como lleva el rìo
Una hoja en el agua que declina.
No importa. El hechicero insiste y labra
A Dios con geometria delicada;
Desde su efermedad, desde su nada,
Sigue erigendo a Dios con la palabra,
El màs pròdigo amor le fue otorgado,
El amor que no espera ser amado.

Baruch Spinoza

Bruma d'oro, l'Occidente illumina
La finestra. L'assiduo manoscritto
Aspetta, già carico di infinito.
Qualcuno costruisce un Dio nella penombra.
Un uomo genera un Dio. E' un giudeo
Tristi gli occhi e citrina la pelle;
Lo porta il tempo come porta il fiume
Una foglia nell'acqua che declina.
Non importa. Il mago insiste e scolpisce
Un Dio con geometria delicata;
Dalla sua malattia, dal suo nulla,
Continua a erigere un Dio con la parola.
Il più prodigo amore gli fu concesso,
L'amore che non aspetta di essere amato.

Amo Borges, amo Spinoza. La poesia, con la sua costellazione di metafore, allegorie e miti, me li rende entrambi nella combinazione alchemica del poeta che sogna il filosofo che genera un Dio.

"Deus sive Natura"

*

Poesie di Borges a: Baruch Spinoza - Spinoza  - Joyce - Khayyam - Melville - Milton

postato da: harmonia alle ore 16:27 | link | commenti (2)
categorie: poesia, borges-poesie a scrittori