convivium

Il mio posto del banchetto dove intreccio ghirlande d'amore e di bellezza per me stessa, per due persone molto amate e per i viandanti di passaggio.

Chi sono

Blogger: harmonia
Sono una donna che cerca, in tutte le direzioni possibili. Mi sforzo di evitare pregiudizi e stereotipi. Ho scelto come logo un fiore di loto bianco che affonda le radici nel fango e attraversa l'acqua per aprirsi all'aria e al sole. Nella tradizione buddista è uno degli otto simboli del buon auspicio, quello che rappresenta la purezza del corpo, della parola e della mente. Ahimsa e harmònia sono ideali e comportamenti verso i quali tendo. L'altro mio blog l'ho chiamato CONVIVIUM per sottolinearne il carattere privato e intimo. E' il posto di tutto ciò che per me è espressione della bellezza del mondo.

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domenica, 31 luglio 2005

Frammento di Iperione [2]

Melite

Bella Donna

Zante

   Mai potrò dimenticare la sera di quel mio giorno, con tutto ciò che ancora vidi nella mia ebbrezza. Fu per me ciò che di più bello può dare la primavera della terra e il cielo e la sua luce. Come nella gloria dei santi, ella pervase il rosso della sera, e le esili, piccole nubi dorate nell'etere sorridevano dall'alto, come geni celesti che si rallegrassero della loro sorella in terra, di come si muoveva tra di noi in tutta la magnificenza degli spiriti, eppur benevola verso tutto ciò che l'attorniava.

   Tutti le si stringevano attorno. A tutti sembrava comunicarsi una parte della sua essenza. Un senso nuovo di tenerezza, una dolce intimità, si era insinuato fra tutti e non sapevano come fosse loro accaduto.

   Senza domandare, venni a sapere che ella proveniva dalle sponde del Pattolo, da una solitaria valle del Tmolo, ...

   A poco a poco la vita e lo spirito crebbero tra di noi.

   Parlammo molto dei figli dell'antica Ionia, di Saffo e Alceo e di Anacreonte e in particolare di Omero, della sua tomba a Nio, di una grotta a noi vicina, scavata nella roccia, sulla riva del Melete, dove si dice che il principe dei poeti abbia spesso celebrato le ore dell'ispirazione, e parlammo di molte altre cose; i nostri cuori si confidavano come, accanto a noi, i ridenti alberi del giardino, dove i fiori piovevano a terra, sciolti dal soffio della primavera, ognuno a suo modo e anche i più poveri davano qualcosa. Melite disse alcune parole celestiali, senza artificio, senza premeditazione, con una pura, santa semplicità. Spesso, sentendola parlare, mi vennero alla mente i quadri di Dedalo, di cui Pausania disse che il loro aspetto, con tutta la loro semplicità, aveva qualcosa di divino.

    Io stetti a lungo muto, divorando la celestiale bellezza che, come i raggi della luce mattutina penetrava nel mio intimo e richiamava alla vita gli embrioni estinti del mio essere.

   Si parlò, infine, dei tanti prodigi dell'amicizia greca, dei Dioscuri, di Achille e Patroclo, della falange degli spartani, di tutti gli amanti e gli amanti che, indissolubilmente erano sorti e tramontati sul mondo come le eterne luci del cielo. ...

Friedrich Hölderlin

Amo questo amore. Fortuna ha permesso che lo provassi, anche in molti dei dettagli offerti da Hölderlin. Non è stato eterno, se non come e quanto eterno è il presente. E oggi, con tutte le variazioni possibili,  mi è caro avere ancora una volta la Fortuna amica ... ' cuori che si confidano come..." i ridenti alberi del giardino, dove i fiori piovono a terra, sciolti dal soffio della primavera, ognuno a suo modo e anche i più poveri danno qualcosa. "

Amo la "pura, santa semplicità" e il suo dolcelucente pulviscolo divino.

Melite è la visione della bellezza assoluta, e l'assoluto, sebbene intangibile, è bello da "fingersi nel pensiero" e rincorrere. Nel mito Melite è una Nereide. A che cosa pensava Friedrich quando ne scelse il nome per il suo Iperione? Melite, celestiale creatura, tuttavia non accolse l'amore di Iperione, quasi a dimostrare l'impossibile raggiungimento dell'assoluto.

Non morì "il padre della vita tutta, l'incomprensibile Amore", ma Hölderlin-Hyperion raggiunse una nuova consapevolezza:

     "Da allora in poi non potei pensare a nulla di ciò che pensavo prima, il mondo mi era diventato più sacro, ma più misterioso. Nuovi pensieri che scuotevano il mio intimo mi attraversavano, fiammeggianti, l'anima. Mi era impossibile fissarli, soffermai a pensare con calma.

     Lasciai la mia patria per trovare la verità al di là del mare.

     Come pulsavano nel mio cuore le grandi speranze della giovinezza!

     Non trovai nulla, come te. Te lo dico, mio Bellarmino! Anche tu, come me, non trovasti nulla.

     Noi siamo nulla; ciò che cerchiamo è tutto."

Dopo queste parole, l'ultima parte "Sul Citero" che si trova nel post precedente, in cui ho cominciato dalla fine, forse perché era l'inizio o l'inizio-fine come in una sfera.

Immagini: Georgia O' Keffe, Bella Donna, 1939 (http://www.okeeffemuseum.org/visit/permanent/index.html) - Egon SchieleFour trees, 1917 (http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/schiele/).

Testi: Friedrich Hölderlin, Frammento di Iperione, Genova, Il Melangolo, 1989, pag 27; pagg. 57-59.

postato da: harmonia alle ore 18:05 | link | commenti (2)
categorie: arte, letteratura tedesca
domenica, 24 luglio 2005

Frammento di Iperione [1]

di Friedrich Hölderlin

Sul Citero

Ancora presagi senza trovare.

Interrogo le stelle ed esse tacciono; interrogo il giorno e la notte, ma non rispondono. Da me, quando m'interrogo, risuonano mistici detti, sogni senza perché.

Il mio cuore sovente sta bene in questo crepuscolo. Non so cosa mi accada quando la guardo, questa impenetrabile natura, ma sono lacrime sacre, beate, quello che piango dinanzi a Colei che amo ed è nascosta. Tutto il mio essere ammutolisce e si tende all'ascolto quando il lieve soffio misterioso della sera mi sfiora. Smarrito nel vasto azzurro, guardo sovente in alto nell'etere e in basso nel sacro mare ed è come se mi si schiudesse la porta dell' Invisibile e trapassassi con tutto ciò che mi circonda, finché un fremito nel cespuglio accanto mi sveglia dalla morte beata e mi richiama, riluttante, al punto da cui partii.

Il io cuore sta bene in questo crepuscolo. E' il nostro elemento, questo crepuscolo? Perché non posso trovarvi riposo?

Poc'anzi vidi un fanciullo che giaceva sulla via. Provvida, la madre che lo sorvegliava aveva disteso un telo sopra di lui affinché si addormentasse dolcemente all'ombra e il sole non l'abbagliasse. Ma il fanciullo non volle restare, così strappò via il telo e io vidi come cercava di guardare la luce benigna, vi provò e riprovò finché gli occhi hli dolsero e, piangente, volse lo sguardo a terra.

Povero fanciullo! pensai, agli altri non va meglio, e mi ero quasi proposto di desistere da questa temeraria curiosità. Ma non posso! non devo!

Deve pur rivelarsi il grande mistero che mi darà la vita, o la morte.

Friedrich Hölderlin

Con questo pezzo "Auf dem Cithaeron" si concludono le cinque lettere autobiografiche che formano il "Frammento di Iperione", edito da Schiller nell'autunno del 1794 sulla rivista Thalia. Cinque lettere all'amico Bellarmino in cui Hölderlin rievoca l'incontro con

Melite

 

Oh! a me - immerso in quel senso doloroso della mia solitudine, con quel cuore sconsolato e sanguinante - a me Ella apparve; incantevole e sacra come una sacerdotessa dell'amore, era lì dinanzi a me; eterea ed esile come intessuta di luce e profumo; sopra il sorriso pieno di pace e di bontà celestiale troneggiava, con la mestà di un dio, lo sguardo dei suoi grandi occhi splendenti e, come le nubi attorno alla luce del mattino, i riccioli d'oro le fluttuavano intorno alla fronte nella brezza primaverile.

Mio Bellarmino! Potessi fartelo sentire vivo ed intero l'ineffabile che allora accadde in me! - Dov'erano ora i dolori della mia vita, la sua notte e la sua povertà? Dove, tutta la mia misera natura mortale?

Certo, un tale attimo di liberazione è ciò che esiste di più alto e di più felice e la natura inesauribile lo contiene in sé. Esso compensa gli eoni della nostra vita di piante! La mia vita terrena era morta, il tempo non era più e, liberato dai suoi ceppi e risorto, il mio spirito sentiva la sua affinità e la sua origine. [...]

Melite! o Melite! essenza celeste!

 

 F. Hölderlin, Frammento di Iperione, traduzione it. di M. T. Bizzarri, a cura di C. Angelino, Il Melangolo, Genova 1989; 1-pag. 59; 2- pagg. 23-25.

 

Caspar David Friedrich, "Viandante sul mare di nebbia", 1818

Ritratto di Hölderlin: http://www.tayabeixo.org/biografias/mar_2q.htm

J W Waterhouse, Windflowers,1903 - http://www.mezzo-mondo.com/arts/mm/waterhouse/index.html

mercoledì, 20 luglio 2005

Aurora Leigh

Di scriver libri non si vedrà mai la fine,

Ed io, che molto scrissi in versi e prosa

Solo per altri, ora scriverò solo per me;

Scriverò la mia storia per il mio solo bene,

Come quando si dipinge il proprio ritratto

Per un amico che poi lo terrà in un cassetto

Per riguardarlo anche quando non ci amerà

Più, forse per confrontare com'egli era ed è.

E' l'incipit di "Aurora Leigh", romanzo in versi a cui Elizabeth Barrett Browning dedicò dieci anni di lavoro nella sua dimora fiorentina, rifugio e patri d'adozione, dopo la fuga d'amore con Robert Browning per sottrarsi al dominio del padre padrone.

E' il mio romanzo incantato, autobiografia di una donna poeta ma anche manifesto del diritto delle donne all'autodetreminazione, diamante letterario di figure umane e classi sociali e ispirazioni culturali. Come Elizabeth è la mia amica fuori del tempo e dello spazio, l'amica cui mi uniscono aspirazioni e sogni e amori, e l'amore per la poesia:

Oh, miei amati poeti! Mi sento con voi una

Cosa sola perché così vi amo, o perché è così

L'amore? Questo fragrante timo sotto i miei piedi

Mi condurrà veramente sul vostro sacro colle,

Alla vostra presenza, o semplicemente prova

Il frusciare delle vostre vesti profumate nei mei

Sogni? Quando, in gioia e pena, in me

Pensieri e aspirazioni restano muti come pause

Di flauti e di clarini, siete voi forse a risuonare?

E, se non lo faceste, suonerebbero ancora? Oppure

Questa mia musica è come per l'uomo la sua voce,

Il suo respiro, una cosa sola con quello della Vita?

Questo però è un dubbio per una stagione

Di nuvole.

Arthur Hughes, Aurora Leigh's Dismissal of Romney ('The Tryst'), 1860, oil on board, 39.4 x 31.0 cm, Tate Gallery, London.

Ritratto di Elizabeth Barrett Browning: http://www.npg.org.uk/live/search/portrait.asp?LinkID=mp00601&rNo=2&role=sit

Testi da: Elizabeth Barrett Browning, Aurora Leignh, Le Lettere, Firenze 2002; pag. 5; pag. 27

postato da: harmonia alle ore 08:06 | link | commenti (2)
categorie: poesia, arte, preraffaelliti, barrett browning elizabeth
domenica, 17 luglio 2005

Il Sutra del Diamante

Tutti i fenomeni composti sono come un sogno,

un fantasma, una goccia di rugiada, la luce di un lampo.

Ecco come meditare sui fenomeni,

ecco come osservarli.

Gatha alla fine del Sutra del Diamante

Wooden book cover for the Diamond Stura, coated with gold leaf. Tibet, 16th century. Because gold can be hammered so thin, gold leaf makes possible gold-covered objects in a way that is unlike any other metal.

"Questo sutra dovrebbe essere chiamato 'Il Diamante che Recide l'Illusione', poiché ha la capacità di recidere tutte le illusioni e le contaminazioni mentali, sino a portarci sulla sponda della liberazione. ..." - rispose il Buddha.

"Solo al di là dell'essere e del non-essere, nel puro vuoto dell'assenza di concetti, è possibile percepire la vera natura delle cose e dire, con Subhuti, che il Buddha non ha nulla da insegnare." (da Il Diamante che recide l'Illusione di Thich Nhat Hanh).

*

In queste idee filosofiche sento risonanze estreme, al limite dell'indicibile e dell'irriconoscibile.  E ne sono attratta come da qualcosa di molto familiare. Nulla di magico, solo sensazioni.

Immagini:  1. Frontespizio del libro stampato più antico al mondo. Il libro contiene la traduzione del testo buddhista "Il Sutra del Diamante", composto probabilmente nel IV secolo d.C. e stampato in Cina nell'anno 868 d.C. . Oggi è conservato nel British Library. Fu ritrovato the nella provincia Nord-Ovest nel 1907, a Dunhuang Caves. qui. 2. Wooden book cover for the Diamond Stura, coated with gold leaf. Tibet, 16th century. Because gold can be hammered so thin, gold leaf makes possible gold-covered objects in a way that is unlike any other metal. Norton Simon Museum 

postato da: harmonia alle ore 20:07 | link | commenti (4)
categorie: buddhismo
venerdì, 15 luglio 2005

Isola di San Secondo

isola della poesia

L’ISOLA DEI SOGNI

Il sogno di un’isola

L’altro di te

Dove l’altro incontra distanti

Dove istanti sono altri

                                           FERNANDA PIVANO

Un nuovo sogno a Venezia

sull'isola di San Secondo, la prima della laguna, a Est, quando si percorre il Ponte della Libertà. Poeti d'Oriente d'Occidente con le loro liriche e le loro idee sul concetto di identità.


dal sito: http://it.geocities.com/isoladellapoesia  

3° Foto: http://www.fondazionemarenostrum.it/eventi/eventi_2005/eventi_03.html

Isole e poeti a Venezia - http://www.lastampa.it/redazione/editoriali/ngeditoriale5.asp

postato da: harmonia alle ore 17:27 | link | commenti (5)
categorie: venezia
venerdì, 08 luglio 2005

quella luce alla finestra

     'La luna si levò tardi e risplendeva sopra i rami. Nei nidi dormivano le cince, rannicchiate come lui. Nella notte, all'aperto, il silenzio del parco era attraversato da cento fruscii e rumori lontani, e dal trascorrere del vento. A tratti giungeva un remoto mugghio: il mare. Io dalla finestra tendevo l'orecchio a questo frastagliato respiro e cercavo di immaginarlo udito senza l'alveo familiare della casa alle spalle, da chi si trovava pochi metri più in là soltanto, ma tutto affidato ad esso, con solo la notte intorno s sé; unico oggetto a cui tenersi abbracciato un tronco d'albero dalla scorza ruvida, percorso da minute gallerie senza fine in cui dormivano le larve.

     Andai a letto, ma non volli spegnere la candela. Forse quella luce alla finestra dellla sua stanza poteva tenergli compagnia. Avevamo una camera in comune, con due lettini ancora da ragazzi. Io guardavo il suo, intatto, e il buio fuor della finestra in cui egli stava, e mi rivoltavo tra le lenzuola avvertendo forse per la prima volta la gioia dello stare spogliato, a piedi nudi, in un letto caldo e bianco, e come sentendo insieme il disagio di lui legato lassù nella coperta ruvida, le gambe allacciate nelle ghette, senza potersi girare, le ossa rotte. E' un sentimento che non m'ha più abbandonato da quella notte, la coscienza di che fortuna sia aver un letto, lenzuola pulite, materasso morbido! In questo sentimento i miei pensieri, per tante ore proiettati sulla persona che era oggetto di tutte le nostre ansie, vennero a richiudersi su di me e così m'addormentai.'

Me l'ha indicata mia figlia, dolce figlia, questa gemma calviniana, leggendomela ad alta voce, con grande emozione di entrambe.

 

Testo: Italo Calvino, Il barone rampante, 3. La notte in cima all'albero

Immagine: Magritte - L'Empire des lumières, 1954
http://perso.wanadoo.fr/minerva/Citations/Citations_cadre.htm

postato da: harmonia alle ore 08:20 | link | commenti (6)
categorie: arte, letteratura italiana, prosa
sabato, 02 luglio 2005

 

Unità in lei


Corpo felice, acqua tra le mie mani,
volto amato dove contemplo il mondo,
dove graziosi uccelli si riflettono in fuga,
volando alla regione dove nulla si oblia.

La forma che ti veste, di diamante o rubino,
brillio di un sole che tra le mie mani abbaglia,
cratere che mi attrae con l'intima sua musica,
con la chiamata indecifrabile dei denti.

Muoio perchè m'avvento, perchè voglio morire
o vivere nel fuoco, perchè quest'aria che spira
non mi appartiene, è l'alito rovente
che se m'accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

Lascia, lascia che guardi, infiammato d'amore,
mentre la tua purpurea vita mi arrossa il volto,
che guardi nel remoto clamore del tuo grembo
dove muoio e rinuncio a vivere per sempre.

Voglio amore o la morte, o morire del tutto,
voglio essere il tuo sangue, te, la lava ruggente
che bagnando frenata estreme membra belle
sente così i mirabili confini dell'esistere.

Sulle tue labbra un bacio come una lenta spina
o un mare che volò mutato in specchio,
come il brillio d'un'ala,
è ancora mani, è ancora crepitio di capelli,
fruscio vendicatore della luce,
luce o spada mortale sul mio collo minaccia,
ma non potrà distruggere l'unità di questo mondo.

Vicente  Aleixandre

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postato da: harmonia alle ore 21:51 | link | commenti (6)
categorie: poesia