convivium

Il mio posto del banchetto dove intreccio ghirlande d'amore e di bellezza per me stessa, per due persone molto amate e per i viandanti di passaggio.

Chi sono

Blogger: harmonia
Sono una donna che cerca, in tutte le direzioni possibili. Mi sforzo di evitare pregiudizi e stereotipi. Ho scelto come logo un fiore di loto bianco che affonda le radici nel fango e attraversa l'acqua per aprirsi all'aria e al sole. Nella tradizione buddista è uno degli otto simboli del buon auspicio, quello che rappresenta la purezza del corpo, della parola e della mente. Ahimsa e harmònia sono ideali e comportamenti verso i quali tendo. L'altro mio blog l'ho chiamato CONVIVIUM per sottolinearne il carattere privato e intimo. E' il posto di tutto ciò che per me è espressione della bellezza del mondo.

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venerdì, 25 marzo 2005

La canonizzazione

di

John Donne

.

Per amor di Dio, trattieni la lingua, e lascia ch’io ami,   

o biasima il mio tremito, o la mia gotta,

deridi i miei cinque capelli grigi, o la mia fortuna dilapidata,

migliora le tue condizioni con la ricchezza, la tua mente con le Arti,   

scegli una carriera, tròvati un posto,   

rendi omaggio a Suo Onore o a sua Grazia,

contempla il volto del re in persona, o quello  

effigiato, prova quel che vuoi,   

purché lasci ch’io ami.

Ahimè, chi è danneggiato dal mio amore?   

Che mercantili i miei sospiri hanno affondato?

Chi dice che le mie lacrime gli hanno inondato le terre?

Quando mai i miei geli han distrutto una primavera precoce?   

Quando gli ardori che mi gonfian le vene   

Hanno aggiunto un soll nome alla lista degli appestati?

I soldati seguitano a trovar guerre, e gli avvocati

Litiganti, che muovono querele,   

sebbene ella ed io ci amiamo.

Chiamaci quel che vuoi, noi siam resi tali dall’amore;

chiama lei una mosca e me un’altra,

noi siamo anche candele e moriamo di noi

E in noi troviamo l’aquila e la tortora.

L’enigma della Fenice da noi

S’illumina: e poiché noi siamo uno,

lo siamo entrambi. Così ad una sola

neutra cosa i due sessi si accordano:

come quella moriamo e risorgiamo, noi

fatti misteriosi in questo amore.

E possiamo morirne se non viverne;

e, se inadatta per sepolcri e feretri,

questa leggenda correrà nei versi,

e se non entreremo nelle cronache,

leggiadra stanza avremo nei sonetti:

l’urna elegante si conviene a elette

ceneri quanto il tumulo maggiore.

E per quest’inno attesteranno i molti

Noi due, canonizzati per amore.

E invocheranno: voi che il reverendo

Amore fece mutuo romitorio

(e a voi fu pace amore, che ora è furia)

voi che traeste l’anima del mondo

e concentraste nelle vostre iridi

fatte così perfetti e spie

che a voi tutto riassunsero: paesi,

corti, città, - otteneteci dall’alto

di questo amore un calco!

Una poesia per celebrare l'amore oggi.

 

 

 

 

Una nota: "Sai carissima che , a proposito di questo Ttiziano, secondo alcuni studiosi autorevoli l'Amor Sacro è nudo mentre quello profano è rappresentato dall'altra figura? Il che sarebbe avvalorato dall'abito da cortigiana ..grande Tiziano!" da Marzia (alchimie.splinder.com)

di John Donne in questo blog:

L'estasi - post 23 febbraio 2005

Il sogno - post 1 marzo 2005

Il buongiorno - post 16 marzo 2005

 

Amor sacro e amor profano, secondo il nobile Tiziano Vecellio, amore luminosamente divino e manifestazione di eterna bellezza. Come non accostarvi l'amico John Donne e la sua "canonizzazione"?

postato da: harmonia alle ore 09:19 | link | commenti (6)
categorie: poesia, amore, arte, donne john
mercoledì, 16 marzo 2005

Il buongiorno

di

John Donne

In verità mi chiedo che cosa abbiamo fatto tu, e io,

prima di amarci? Non eravamo svezzati fino allora? 

 Suggevamo invece rustici piaceri, come bambini? 

 O russavamo nella caverna dei sette dormienti? 

 Era così. Ma salvo il presente, 

 tutti i piaceri non son che fantasie.

 

Se vidi mai bellezza,

che io bramai, ed ebbi, altro non fu che sogno di te.

E ora buongiorno alle nostre anime che si destano,

che non si vegliano a vicenda per timore;

poiché l'amore frena ogni amore di altre visioni,

e fa di un’angusta stanza un universo.

Lascia che esploratori abbiano scoperto per mare nuovi,

lascia che le carte mostrino ad altri mondi su mondi;

a noi il possesso di uno solo, ciascuno ha un mondo, ed è un mondo.

Il volto mio nell’occhio tuo, il tuo nel mio appare,

e cuori sinceri e puri risiedono nei volti;

ove trovare due emisferi migliori,

senza aspro Nord, senza deciduo Occaso?

Quel che muore non fu mischiato equamente;

se i nostri due amori sono uno, o, tu e io

nutriamo amore così uguale, che nessuno è in difetto,

 nessuno dei due amori può morire.

 

La leggerezza del risveglio in questo "buongiorno". Corrisponde alla mia idea del risveglio dopo il sonno e il sogno. Gli amanti riprendono insieme la coscienza del giorno, si destano le loro anime e si aprono al nuovo incanto dell'amore da vivere, ancora per un altro giorno.

 

di John Donne in questo blog:

L'estasi - post 23 febbraio 2005

Il sogno - post 1 marzo 2005

La canonizzazione - post 25 marzo 2005

Immagine: Gilbert Williams, The bridge of dawn (http://www.lazaris.com/ws/vpigwnote4.htm)

postato da: harmonia alle ore 07:58 | link | commenti (6)
categorie: poesia, amore, arte, donne john
domenica, 13 marzo 2005

Il mondo di Benozzo Gozzoli

.

 

"Ti porterò a Firenze, a vedere 'la Cavalcata dei Magi' di Benozzo Gozzoli a Palazzo Medici Riccardi."

Una promessa mantenuta in questi primi giorni di timida primavera. Le riproduzioni degli affreschi mi rimandavano un mondo fiabesco di bellezza perfetta, un incanto di fiori, piante, animali, esseri umani e angeli. Non sapevo che quel mondo affrescato mi avrebbe creato, all'interno di una cappella piccina, un effetto di immersione totale come in un planetarium. In sostanza credevo che avrei visto un affresco come questo, col magnifico Re giovane sul cavallo bianco.

E a seguire il Re 'maturo' e infine il Re 'vecchio'.

E, invece, no, è tutto un mondo che circonda e abbraccia chi ha la fortuna di trovarcisi. Il mondo di Benozzo è fatto di figure maestose, alberi immensi, castelli, angeli, e di particolari minimi come questo laghetto con l'anatra e altri volatili e piccole piante e ciuffi d'erba splendente.

Bellissimi, intensi, favolosi i ritratti dei tre Re.

Il Re vecchio 

 

e il Re maturo

   

e il Re giovane   

e la favolosa carovana  

 *

e gli Angeli 

    

e un castello lontano   

per non parlare dei pastori, degli altri cavalieri e degli animali ...

  

e...e...e...

e la presenza di due persone, amatissime, che hanno condiviso, e anche sostenuto, la mia meraviglia, uno stupore abbagliante come quello che si prova nell'infanzia.

 

postato da: harmonia alle ore 15:49 | link | commenti (9)
categorie: arte, immagini dal web, benozzo gozzoli
domenica, 06 marzo 2005

 Flora

"Oggi son detta Flora, ma ero una volta Clori; nella pronuncia latina

fu alterata la forma greca del mio nome.

E, Clori, ero una Ninfa delle Isole Fortunate, ove tu sai

che felicemente visse gente fortunata."

"È difficile alla mia modestia dire quanta fosse la mia bellezza;

essa donò a mia madre per genero un Dio. "

"Si era di primavera, e io me ne andava errando; mi vide Zèfiro, e io mi allontanai;

prese a inseguirmi, e io a fuggire. Ma fu più forte di me."

" Borea, come aveva osato prendersi una donna nella casa di Eretteo,

aveva dato al fratello ogni diritto di rapina.

Ma Zefiro fece ammenda della violenza dandomi il nome di sposa;

 non v'è alcun motivo di lamento nel mio letto coniugale."

"Io godo di eterna primavera; l'anno è sempre fulgido di luce,

gli alberi son ricchi di fronde la terra rivestita di verzura."

Ovidio, Fasti, V, vv. 195-208

"Chloris eram, quae Flora vocor: corrupta Latino / nominis est nostri littera Graeca sono. / Chloris eram, nymphe campi felicis, ubi audis / rem fortunatis ante fuisse viris. / Quae fuerit mihi forma, grave est narrare modestae; / sed generum matri repperit illa Deum. / Ver erat, errabam; Zephyros conspexit, abibam; / insequitur, fugio: fortior ille fuit. / Et dederant fratri Boreas ius omne rapinae, / ausus Erecthea praemia ferre domo / Vim tamen emendat dando mihi nomina nuptae, / inque meo non est ulla querella toro / Vere fruor semper: semper nitidissimus annus, / arbor habet frondes, pabula semper humus."

Sulla mia terrazza la neve non si è ancora sciolta, il tepore del sole è timido timido, e intanto sogno la Primavera.

postato da: harmonia alle ore 15:33 | link | commenti (10)
categorie: letteratura latina
martedì, 01 marzo 2005

Il sogno

Per nessun altro, amore avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema alla ragione,
troppo forte per la fantasia.
Fosti saggia a destarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e le favole storia.
Entra fra queste braccia. Se ti parve
meglio per me non sognar tutto il sogno,
ora viviamo il resto.

Come il lampo o un bagliore di candela,
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Pure (giacché ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
sapevi i miei pensieri oltre l’arte di un angelo,
quando sapesti il sogno, quando sapesti quando
la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, confesso che profano
sarebbe stato crederti qualcos’altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora il levarti mi fa dubitare
che tu non sia più tu.
Debole quell’amore di cui è più forte la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce che debbono essere pronte
sono accese e rispente, così tu tratti me.
Venisti per accendermi, vai per venire. Ed io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.


John Donne

postato da: harmonia alle ore 20:50 | link | commenti (8)
categorie: poesia, amore, donne john